Tappa 1: Sestri Ponente – Santuario della Guardia

Introduzione

La Prima Tappa del Cammino Santuari del Mare inizia dalla suggestiva Basilica di Santa Maria Assunta a Sestri Ponente, cuore pulsante del quartiere.

Lungo un percorso di 13 km, si attraversano storiche vie e luoghi di culto, tra cui la Chiesa dei Santi Rocco ed Isidoro e il Santuario di N.S. del Gazzo.

La tappa culmina con la salita al Monte Figogna (890 m), coronata dal maestoso Santuario di Nostra Signora della Guardia.

Attraversando boschi e antiche strade, i pellegrini ammirano panorami spettacolari sulla città di Genova e la costa.

La storia della Basilica dell’Assunta e dei luoghi sacri lungo il percorso si fonde con la bellezza naturale delle vallate, rendendo questa tappa un affascinante connubio tra fede, storia e paesaggio.

AVVERTENZA : sino al termine della tappa, a parte il tratto iniziale urbano all'interno di Sestri Ponente, non ci sono punti di ristoro. Si consiglia di provvedere alla partenza per il pranzo al sacco e per le scorte di acqua.

Distanza:
13 km

Difficoltà:
Media

Quota Min:
0 m

Quota Max:
890 m

Salita:
950m

Discesa:
60m

Pendenza:
20%

Pendenza:
6%

Anteprima Tappa

ATTENZIONE: Usare questa mappa solamente come riferimento. Il tracciato ufficiale è quello contenuto nel GPX da scaricare poco sopra

Ospitalità

Sestri Ponente

  • Casa MaMa – Affittacamere – Via Capitano del Popolo, 1 - Sestri P. – tel. 3334440444
  • La Corte Room & Breakfast – B&B – Via Sestri,23/5 – Sestri P. – tel. 3473724877
  • La Turandot – Affittacamere - Via Puccini, 3 - Sestri P. – tel. 3474953079
  • Prie de Ma – Affittacamere – Via Travi,16 – Sestri P. – tel. 3484967783
  • Ruggiero e Di Rosa - Affittacamere – Via Capitano del Popolo,5 – Sestri P. tel. 2367998
  • Sextum – B&B – Via Fabio da Persico, 2/2 - Sestri P. – tel. 3404213274
  • Hotel Best Western CHC Airport - Via Enrico Albareto,15 – Sestri P. - tel. 0106018963
  • Hotel Tower Genoa Airport – Via Pionieri e Aviatori d’Italia,44 – Sestri P. - tel. 01065491

Santuario Madonna Monte Gazzo

  • Osteria del Monte Gazzo- tel. 338 44001187 (apertura venerdì-sabato-domenica)

Santuario Madonna della Guardia

  • Accoglienza Suore Santuario-tel. 010 7235813
  • Casa del Pellegrino San Giorgio – Camere e ristorante – Piazza Santuario della Guardia 31/a tel. 3664034389 – 0107235826 - 0107855603 (chiuso martedì)
  • Da Ö Strixeü – Camere e ristorante – Piazza Santuario della Guardia – tel. 340 8338012 - 010 718027 (chiuso lunedì)

Il Percorso

Il percorso parte dalla Basilica di Santa Maria Assunta a Sestri Ponente. La Basilica si trova al centro di Sestri Ponente, crocevia giornaliero di migliaia di persone che vi passano davanti attraversando Via Sestri, l’arteria principale del quartiere che lo attraversa da Est a Ovest.

L’Assunta è il cuore pulsante di Sestri, dove gli abitanti si ritrovano per le funzioni religiose ma anche dove le innumerevoli associazioni sestresi di volontariato hanno un solido punto di riferimento.

La basilica fu costruita in riva al mare, con l’entrata rivolta a Nord per evitare proprio che in caso di mare mosso l’acqua entrasse nell’edificio

Scopri di più sulla Basilica di Santa Maria Assunta

Storia

Le prime notizie sulla chiesa risalgono al 6 giugno 1607, quando fu letta nel Senato di Genova una supplica del Capitano di Polcevera, che a nome di molti Sestresi, chiedeva l'autorizzazione per la costruzione di una nuova chiesa.

Il 3 ottobre 1610, de licentia et ordine del Vicario Generale, il sac. Gaspare Carabello di Luca piantava la croce sul sito scelto per l'erigenda chiesa e l'indomani 4 ottobre 1610, Giovanni Battista Dario arciprete della cattedrale di S. Lorenzo, poneva la prima pietra (arch. di S.G. Battista - Notaio Gio Batta Delfino); da un documento ufficiale del 24 ottobre 1618 risulta che la grandiosa chiesa era terminata. Durante la costruzione funzionava già una piccola cappella. L'8 giugno 1620 Mons. Felice Tamburelli, Vicario Generale, benediceva la nuova chiesa e vi celebrava la prima S. Messa. Il 21 luglio 1620 ne fu chiesta, e pochi mesi dopo ottenuta, l'erezione a parrocchia in autonomia.

Dopo anni di rivalità con la parrocchia di San Giovanni Battista, ad essa preesistente, il 3 febbraio 1623 l'arcivescovo De Marini dichiarava smembrate e indipendenti le due chiese ed elevava la nuova a parrocchia autonoma, nominando due rettori.

Nel 1624 veniva costruita la torre campanaria. La chiesa fu consacrata il 10 ottobre 1629 da Mons. Vincenzo Spinola vescovo di Brugnato. Il 24 maggio 1672 l'arcivescovo Giovanni Battista Spinola, in visita pastorale, la dichiara Chiesa insigne e le conferisce il titolo di Arcipretura. Nel 1951 la chiesa fu insignita da Pio XII con il titolo di Basilica Minore.

Progettista della chiesa si ritiene che fosse il comasco, scultore e architetto, Rocco Pellone al quale si deve anche il bellissimo altare maggiore e il tabernacolo, desinati originariamente a S. Lorenzo in Genova: un'unica navata orienta da nord a sud, cosa inconsueta per quei tempi, quando le absidi erano sempre poste a est, ma obbligata dall'ubicazione, in prossimità della riva del mare, per proteggere l'entrata principale dalle mareggiate.

Una costruzione grandiosa (larga 18,50 metri e lunga 37,50, alta al cornicione 14 metri e, prolungata con il presbiterio di altri 17 metri) e dalla concezione architettonica ardita, a causa della quale la leggenda narra che il progettista si sia tolto la vita al momento di togliere la ponteggiatura della volta, temendone il crollo.

Molti artisti lavorarono alla decorazione della chiesa, da Giulio Benso, autore dello stupendo affresco dell'Assunta al centro della volta, a Domenico Fiasella, a Domenico Piola fino a Nicolò Barabino e i suoi discepoli; e molto si prodigarono per l'Assunta i sestresi, come testimoniano le origini di alcuni altari come quello ora dedicato alla Madonna della Salute, un tempo altare di S. Francesco, scelto come protettore dai "canapini" o fabbricanti di cordame, e quello della cappella di S. Pietro, che apparteneva alla Compagnia dei Marinai.

Ma soprattutto la chiesa è vissuta sull'impegno e l'amore dei suoi parroci, che nel corso dei secoli hanno provveduto ad abbellire e conservare questo gioiello architettonico; fra tutti si ricorda in particolare don Bartolomeo Cassinoide, cui si devono gli ultimi restauri di tutti gli affreschi dell'interno, riportati all'antico splendore.

https://www.parrocchiaassunta.it/

https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Nostra_Signora_Assunta

P. R. Ravecca, Basilica di N. S. Assunta, Arti Grafiche ERREGI, Genova 1998.

Sul lato Est della chiesa si trova la sacrestia, dove potete trovare il materiale informativo del Cammino e la Credenziale dove potrete far apporre il timbro del Km 0.

Ci spostiamo sul piazzale antistante la chiesa, dove sul sagrato troviamo la prima freccia blu, la prima di una lunga serie che ci accompagnerà lungo tutto il Cammino.

Attraversiamo la piazza antistante alla chiesa (Piazza Baracca) e dirigendoci verso Nord arriviamo in Piazza Tazzoli, che dobbiamo percorrere andando verso sinistra verso l’ oratorio di San Giuseppe (XVII secolo).

Scopri di più sull'Oratorio di San Giuseppe

L’Oratorio, di dimensioni minuscole, conserva alcune opere risalenti al Seicento e Settecento, grazie alla presenza della Congregazione della Dottrina Cristiana, Confraternita fondata nel XVI secolo dai frati Cappuccini.

L’edificio venne edificato nel 1647 e una delle tele più importanti è la pala raffigurante la Natività con San Giovanni Battista, recentemente restaurata, opera di Antonio Travi, pittore nativo proprio di Sestri Ponente, che fu uno dei protagonisti del Seicento genovese ed allievo di Bernardo Strozzi.

In origine questa tela era sull’altare, da cui fu però rimossa e sostituita dalla grande pala che raffigura Gesù che insegna ai Genitori, opera di Gio Raffaele Badaracco, autore della serie dei Dodici Apostoli che si trovano sulle altre pareti dell’Oratorio. Il pittore Badaracco trasse molti insegnamenti dalle opere di Domenico Piola, evidenti nell’eleganza dei panneggi e nell’aspetto degli Apostoli, con folte barbe e sapienti chiaroscuri dei volti.

Di fronte alla Natività si trova Il Riposo durante la fuga in Egitto attribuito al pittore genovese Giovanni Battista Resoaggi.

I dipinti sulla volta, sul presbiterio e nell’arco sono di Giovanni Agostino Ratti e raffigurano rispettivamente: il Sogno di San Giuseppe, la Gloria di San Giuseppe e l’Annunciazione

L'oratorio si presenta con una facciata organizzata su due registri separati da una cornice sorretta dall'ordine ionico di lesene presenti nel registro inferiore; il registro superiore, chiuso agli angoli da due lesene, presenta un finestrone semicircolare centrale affiancato da due nicchie. Internamente è ad aula con abside semicircolare.

Le coperture sono a falda inclinata, con manto di rivestimento in lastre di ardesia. L'oratorio è ad aula, con abside semicircolare e copertura a volta a botte. Le strutture portanti verticali sono in muratura mista, composta da elementi lapidei e blocchetti in laterizio, con interposta malta di allettamento e intonacata a civile. Le pavimentazioni sono in lastre di marmi policromi disposte a formare motivi geometrici.

L. Venzano, Storia della Chiesa di San Giuseppe in Sestri Ponente, ERGA Edizioni, Genova 2007.

Proseguiamo in direzione Est camminando in Via Paglia, lungo la quale si affacciano le case più antiche di Sestri Ponente (quest’area, ai tempi della costruzione dell’Assunta, si trovava anch’essa in prossimità del mare), fino ad incrociare Via Monte Gazzo che sale decisamente verso Nord innestandosi poi in Via Giovanni Molfino.

Sull’incrocio con Via Monte Gazzo possiamo ammirare un’edicola votiva con una immagine della Madonna del Gazzo. Attraversiamo Via San Giovanni Battista e, proseguendo sempre in salita, arriviamo davanti a un muraglione e prendiamo a sinistra in Via Adele Faraggiana.

La strada diventa subito stretta e corre lungo un piccolo rio che scorre in una valletta stretta e umida.

Proseguiamo passando sotto l’autostrada A10 e dopo una breve e ripida scalinata ci inerpichiamo fra le case fino ad una bella edicola con una bella statua della Madonna del Gazzo, dopo la quale sbuchiamo in Via Giovanni Battista Torre.

La percorriamo fino ad incrociare Via Paolo Toscanelli che attraversiamo e, mediante pochi scalini arriviamo in Via Pasquale Taraffo. Qui inizia una breve ma ripidissima rampa, sempre in asfalto, che poi si trasforma in una delle classiche “mattonate” genovesi, e che ci fa sbucare in un tornante di Via Santa Maria della Costa.

 Prendiamo subito a destra e con una scaletta sbuchiamo in Piazza Vittorio Consigliere, di fronte alla Chiesa della Santissima Annunziata della Costa (km 1.15), datata nel XIII secolo.

Scopri di più sulla Chiesa della Santissima Annunziata della Costa e Palazzo Degola

Storia

1351 ‐ 1451 

La fondazione della Fabbrica dedicata alla SS. Annunziata della Costa fu voluta, grazie all'aiuto del nobile Babilano de Mari, da tre monaci spagnoli nel 1351. Essi appartenevano alla confraternita degli Eremiti di San Girolamo. In un primo momento la loro sistemazione dovette essere assai modesta, anche se in tempi relativamente brevi riuscirono ad elevare una cappella, il cui volume è ancora visibile non molto distante dall'attuale complesso. La primitiva intitolazione a Nostra Signora della Consolazione, venne mutata, il 29 Giugno del 1450, in quella della Santissima Annunziata (documenti atto notarile), quando Fra Gregorio da Camogli benedisse la prima pietra dell'erigenda costruzione.

1451 ‐ 1510 

Da una attenta analisi della struttura architettonica si può dedurre che i lavori, dei quali non se ne conoscono le vicende, siano durati circa sessant'anni e che abbiano rispettato quello che doveva essere il primitivo progetto dei Girolamiti. Ad attestare la durata del cantiere vi sono anche due epigrafi su marmo, in capitale quadrata murate sui due pilastri di destra e sinistra del presbiterio.

1991 ‐ 2010 

Nel corso di questo ventennio sono stati portati avanti diversi lavori di restauro, tra i più importanti ricordiamo: rifacimento delle monofore della chiesa e delle finestre della sacrestia (1991), pavimentazione dello studio del Parroco con piastrellatura in marmo a ardesia (1991), riprestino dell'organo a canne (1991), pavimentazione dell'ala coperta del chiostro, in ardesia, e interventi di pulitura e coloritura dello stesso (1992), restauro strutturale ed estetico del campanile (1995-96), sistemazione del nuovo Battistero e ristoro degli affreschi tardi della prima campata della nave sinistra (1998), interventi sugli antichi affreschi della cappella di Santa Socia (1999), ripulitura dei pilastri sottostanti all'arco trionfale e rifacimento dei pilastri sulla base della loro colorazione originale (1999), rifacimento colonne centrali della chiesa (2003/2004), rifacimento coro (2010).La chiesa si presenta organizzata su pianta a tre navate separate da pilatri ottagonali, senza transetto e con tre absidi piatte. Le navate laterali e il presbiterio presentano un piano di calpestio rialzato rispetto al piano di calpestio della navata centrale. La facciata, semplicemente intonacata e senza alcuna decorazione, è organizzata a salienti, con portale centrale sormontato da lunetta con architrave marmoreo sagomato. Sopra il portale è situato un rosone con profilo strombato; lateralmente si aprono due monofore, anch'esse caratterizzate da profilo strombato.

Descrizione

Internamente le navate sono coperta da volte a crociera costolonate, decorate così come le chiavi di volta, alcune delle quali costituite da medaglioni in pietra scolpita. Le volte del coro e dei tre absidi poggiano su peducci a goccia in pietra nera. Esternamente la copertura è a falde inclinate, con manto di copertura in lastre di ardesia e linea di colmo in coppi.

La chiesa si presenta organizzata su pianta a tre navate separate da pilatri ottagonali, senza transetto e con tre absidi piatte. Le navate laterali e il presbiterio presentano un piano di calpestio rialzato rispetto al piano di calpestio della navata centrale. Le cappelle di destra sono illuminate da monofore e oculi, così come l'abside centrale. Le murature sono in pietra a spacco con blocchetti di laterizio e malta di allettamento. Le pavimentazioni sono realizzate in lastre di ardesia e marmo bianco disposte a scacchiera. Si rileva la presenza di azulejos e laggioni.

https://tesoriritrovatidiladymarian.wordpress.com/2019/04/28/non-solo-cattedrali-14-la-chiesa-della-costa-di-sestri-ponente/

P. R. Ravecca, Storia ed arte nella Chiesa della Costa a Sestri Ponente, SAGEP, Genova 1987.

A. Rossi, Nostra Signora della Costa, Sorriso Francescano, Genova 2000.

A fianco della Chiesa si trova la Sede della ASD Montegazzo Outdoor, la società che ha ideato e costruito il Cammino, dove potete se volete anche rifocillarvi al bar e mettere un timbro sulla Credenziale.

Tornati davanti alla Chiesa, seguiamo le frecce che ci portano, attraverso Via Superiore Gazzo, alla Stazione FF.SS Costa di Sestri Ponente, della linea Genova – Acqui Terme.

Qui i segnavia del Cammino si aggiungono al doppio rettangolo rosso della FIE del percorso Sestri - Madonna della Guardia.

Camminiamo lungo il marciapiede verso Est, attraversando poi il passaggio a livello passando a monte della linea ferroviaria. Quindi camminiamo per circa un centinaio di metri paralleli alla ferrovia (questa volta verso Ovest) fino a quando inizia una stretta e ripida "crosa" mattonata.

Saliamo costeggiando alcune belle case sulla destra, mentre a sinistra passiamo accanto all’Osservatorio Astronomico di Genova

Scopri di più sull'Osservatorio

La sezione astrofili dell’Università Popolare Sestese è la branca di questa storica istituzione sociale (dal 1907) che si occupa prettamente di ricerca e divulgazione delle varie materie astronomiche. L’UPS conta quest’anno di più di 300 associati di cui 64 iscritti alla sezione astrofili.

La sezione astrofili nasce nel 1961 in occasione di una eclissi solare che ha interessato il Nord Italia compresa Genova. Nel 1973, grazie ai soci di allora, partono i lavori di costruzione dell’osservatorio astronomico. Si decise il Monte Gazzo per la posizione protetta dall’inquinamento luminoso cittadino che favoriva le osservazioni notturne ma, al tempo stesso facilmente raggiungibile da tutti sia in Bus (158, 159), che in treno (500mt dalla stazione ferroviaria Costa sulla linea Genova Ovada) oppure a piedi (15min. da Piazza Baracca).

Una grande sottoscrizione, il ricorso massiccio al volontariato ed un determinante contributo del Comune di Genova, ne permisero il completamento nel 1984 con l’inaugurazione della nuova specola di Genova alla quale presenziò l’allora sindaco Cerofolini.

Lo scopo principe delle Università Popolari, presenti da più di 100 anni su tutto il territorio Italiano, è sempre stato proprio quello di rendere istruire e condividere scienze, arte, dialettica, poesia, ecc. con tutti in modo semplice e comprensibile a chiunque.

In questa ottica, oltre alle serate pubbliche osservative presso la specola, si organizzano corsi di astronomia di base per adulti e lezioni per alunni di scuole primarie ed istituti secondari.

https://www.oagenova.it/

Saliamo ancora e dopo una breve scalinata arriviamo in Via Superiore Rollino. Sulla destra in alto possiamo vedere il Monte Gazzo, con il Santuario omonimo sulla vetta, che sarà la nostra prima meta di giornata.

Attraversiamo Via Superiore Rollino e riprendiamo Via Superiore del Gazzo che torna ad essere una crosa mattonata. La crosa risale puntando verso Nord e dopo poche centinaia di metri arriviamo alla bella settecentesca cappella dei Santi Rocco e Isidoro (Km 2.0)

Scopri di più sulla cappella di san Rocco e San Isidoro

Storia

Nel 1520 fu posta la prima pietra della cappella, ad opera probabilmente dei calcinaroli che lavoravano nelle cave di calcio alle pendici del Monte Gazzo. Nel 1582 fu visitata dal Visitatore Apostolico Francesco Bossio che in quell'occasione decise di donarla ai Padri Gerolamiti della chiesa della Santissima Annunziata della Costa. In occasione della peste del 1657 tutta la popolazione di Sestri si recò alla cappella per chiedere protezione. In seguito la cappella venne ristrutturata e consolidata. Nel 1965 venne affidata in custodia alla Confraternita di San Rocco.

Davanti alla cappella sostarono, diretti al Santuario del Gazzo, Federico Guglielmo di Germania e l’imperatrice Elisabetta d’Austria, famosa col soprannome di Sissi.

Descrizione

La cappella si presenta con una facciata a capanna, intonacata a civile e priva di decorazioni. Internamente è ad aula conclusa da un'abside piatta. Le coperture sono a falda inclinata, con manto di rivestimento in lastre di ardesia e colmi in coppi in cotto. La cappella è ad aula, con abside piatta e copertura a volta a botte ribassata. Le strutture portanti verticali sono in muratura mista, composta da elementi lapidei e blocchetti in laterizio, con interposta malta di allettamento e intonacata a civile.

Superiamo la chiesa e, continuando a seguire l’inconfondibile crosa mattonata, questa volta completamente aperta e immersa nella vegetazione mediterranea, raggiungiamo la cosiddetta zona dei Fortini (Km 2.7), dove si trovavano nel corso della Seconda Guerra Mondiale alcune batterie antinave.

A questo punto i segnavia diventano doppi, perché, in corrispondenza della strada asfaltata che sale al Monte Gazzo, inizia un anello al termine del quale ritorneremo in questo punto. Volendo l’anello si potrebbe anche saltare, ma consigliamo caldamente di percorrerlo perché la visita al Santuario in cima al Monte Gazzo, unitamente al panorama spettacolare di cui si gode dalla vetta, valgono la fatica supplementare.

Arrivati quindi sulla strada asfaltata (Via Rollino) prendiamo in salita a destra, e la percorriamo per circa 250m fino ad arrivare ad un evidente tornante verso sinistra.

Abbandoniamo l’asfalto e tenendoci sulla destra saliamo nel bosco, seguendo sempre le frecce blu e arrivando in prossimità di un secondo tornante (Km 3.3).

Come prima lasciamo l’asfalto sulla nostra sinistra e proseguiamo a salire in un bosco di lecci, essendo ormai in vista del Santuario.

Ancora un centinaio di metri e sbuchiamo sotto le mura del Santuario, apriamo (e poi chiudiamo un cancelletto) e arriviamo sul sagrato davanti alla chiesa. Siamo a quota 419 s.l.m, al Km 3.7.

Scopri di più sulla storia del Santuario della Madonna del Gazzo

Descrizione

La chiesa si presenta a tre navate, divise da archi a sesto ribassato su pilastri, a terminazione piatta.

Le coperture interne sono a volta a botte ribassata e a falde piane inclinate. La facciata, tripartita dalla presenza dello scheletro portante in cemento armato a vista costituito da sistema a travi e pilastri, presenta decorazioni a intonaco dipinto che richiamano la struttura architettonica interna. Al centro presenta un portale di ingresso con, lateralmente, due finestre ad altezza uomo che danno luce alla navata centrale; in alto, in corrispondenza delle navate laterali, vi sono due finestre a forma di lunetta. La copertura interna della navata centrale è volta a botte ribassata mentre quelle laterali sono a falda inclinata. Esternamente, la copertura è doppia falda, con rivestimento in manto di lastre di ardesia sagomate con posa in opera secco tramite ganci metallici. La porzione corrispondente alla navata centrale è adibita a terrazzo calpestabile pavimentato in piastrelle di cotto. La pavimentazione è costituita da lastre in marmo bianco e nero, disposte a scacchiera.

Storia

Don Giovanni Battista Maccione deliberò, con autorizzazione della Curia, di erigere, il 13 Maggio del 1645, sulla vetta del Gazzo una grande croce di legno ben visibile dal borgo sestrese. Questa croce non vi rimase a lungo, infatti 12 anni dopo venne sostituita da una statua della Madonna della Misericordia, come segno di voto per la pestilenza che stava provocando tante vittime anche sul territorio ligure. Il 14 Luglio 1660, il Capitano del Popolo sestrese, Giacomo Giustiniani fece richiesta al Senato di poter erigere una nicchia che riparasse la statua; l'approvazione giunse pochi mesi più tardi, il 15 Ottobre 1660. Nel corso del XIX secolo, in occasione di calamità naturali e di epidemie, il Santuario divenne meta di pellegrinaggi di confraternite, parrocchie e associazioni laicali e sacerdotali. A seguito di questo rinnovato impulso devozionale, si raccolsero discrete somme di denaro per l'ampliamento dell'edificio, trasformandone la pianta da una a tre navate, e la costruzione del campanile.

Nel 1984 dopo due anni di lavoro è stato terminato il rifacimento completo del sagrato ad opera degli scout sestresi di ieri e di oggi, ovvero il M.A.S.C.I. (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani) e dell'A.G.E.S.C.I. (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani)

La statua della Madonna

Dal lontano 1657 la statua della Madonna della Misericordia guarda verso la popolazione sestrese e i sestresi guardano in alto verso di lei. La prima statua, di pietra e calce già allora alta oltre 5 metri, fu fatta realizzare da un frate cappuccino del convento sestrese di San Martino fra Giovanni Maria da Mentone, in occasione di un raduno penitenziale sulla montagna per ricordare l'invito rivolto alla popolazione sestrese per l'aiuto chiesto nel 1656 alla Madonna della Misericordia affinché scampasse dalla peste Sestri Ponente.

Prima accolta in una cappella e poi di volta in volta accolta in costruzioni più ampie sino ad arrivare al giugno del 1873 quando lo scultore savonese Antonio Brilla demolisce e ricostruisce, sulle misure della precedente, la statua della Madonna della Misericordia così come la possiamo ammirare ai giorni nostri.

L'imponenza dell'opera non serve ad incutere timore ma ad essere vista anche da grande distanza. Le braccia aperte nel segno dell'accoglienza e le grandi mani sottolineano questo sentimento di amore corrisposto dalla Madonna verso i suoi figli.

La particolarità della posizione consente a chiunque si trovi a Sestri Ponente ma anche nelle vicine Pegli e sulle alture di Cornigliano e Borzoli di ammirare il Santuario e di rivolgere un pensiero. La statua è protetta da una cancellata e, nel 1982, la nicchia che la contiene è stata resa più ampia grazie alla demolizione di una parete retrostante e alla rimozione di due angeli ai lati.

Questi lavori hanno aumentato la visibilità della statua, fulcro del Santuario. L'opera si affaccia sull'ampia terrazza soprastante la chiesa ed è accessibile o dalle scale esterne che salgono in aderenza al campanile o, per chi ha difficoltà motorie, utilizzando la rampa che parte dal piazzale nord.

https://www.santuariomontegazzo.it/

La vista sulla città è magnifica e spazia dal Monte di Portofino a Capo Noli.

Il Santuario è caratterizzato dalla presenza della gigantesca madonna che domina su Sestri Ponente, raggiungibile con un breve camminamento che si prende dal piazzale posteriore del Santuario. Nelle case adiacenti al Santuario si trova un’osteria e poco più avanti il piccolo ma molto interessante Museo Speleologico del Monte Gazzo (aperto solo nei giorni festivi).

Quando il Santuario è chiuso, si può trovare il timbro per la Credenziale in una cassetta fissata sull’inferriata davanti alla grande statua della Madonna.

Scopri di più sul Museo e sulla geomorfologia del Monte Gazzo

Il museo speleologico, il museo del Santuario e i quadri votivi sono tre allestimenti diversi ospitati in un unico ambiente.

Il Museo di Speleologia Monte Gazzo è nato nel 1968 per iniziativa del Gruppo Speleologico del CAI di Bolzaneto (Genova) e dello Speleo Club di Pegli con la finalità di realizzare un museo delle grotte per preservare una testimonianza anche fisica delle numerose cavità del monte, poiché tante sarebbero andate distrutte negli anni successivi a causa dello sfruttamento del sottosuolo da parte delle cave a cielo aperto che purtroppo hanno eroso buona parte del Monte.

Oggi le grotte risparmiate dalle cave sono la grotta del Rospo, la grotta del Falco, l'antro delle marmitte, la grotta Silvio Daneri e la grotta dello scrigno. Tutte queste cavità risultano accessibili solo agli speleologi ma per far godere a tutti coloro che non lo sono in questo museo si sono riprodotti i rilievi, i plastici e alcuni reperti significativi.

Non tutti i reperti esposti provengono dalle cavità ancora esistenti ma anche da quelle distrutte che prima della loro trasformazione in pietre da costruzione sono state spogliate di tutto ciò che si poteva recuperare anche e soprattutto a fini didattici e di testimonianza.

Appena entrati si è accolti dal plastico del Monte Gazzo realizzato in scala 1:1000 delle dimensioni di circa 170x100 cm. Un pratico pannello anteriore riporta la legenda per una rapida e agevole comprensione di tutte le località intorno.

Il Monte Gazzo è formato da roccia calcarea e i curatori del Museo con alcune stalattiti e stalagmiti, sempre recuperate dalle grotte poi distrutte, hanno ricreato un angolo di grotta a grandezza naturale del tutto identico ad una grotta vera.

Numerose sono le spiegazioni e i plastici che spiegano come si formano le grotte, la nascita delle concrezioni, gli animali che abitano questi anfratti e quelli che li hanno abitati milioni di anni fa. Si trovano infatti oltre a diversi appunti sulla paleontologia anche uno scheletro quasi completo di orso delle caverne e il cranio della tigre dai denti a sciabola che sono venuti alla luce a seguito della distruzione di una caverna del fronte Nord.

In un angolo è stato riprodotto, in scala, un antico forno per la cottura della calce e vi sono alcune spiegazioni sulla tecnica usata per ricavare tale materiale da costruzione, essenziale per l'edilizia.

Lo spaccato del "Buranco delle strie" ovvero in italiano "Abisso delle streghe" perfettamente in scala e con la riproduzione degli speleologi che lo esplorano ci fa rivivere lo spirito di questi appassionati delle cavità. Per cercare di immedesimarci virtualmente in uno speleologo abbiamo creato un piccolo video come se discendessimo nel Buranco sino al fondo e poi lo risalissimo.

https://www.santuariomontegazzo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=15:museo-speleologico&catid=17&Itemid=123

Dopo una pausa ristoratrice, le foto di rito ed una visita al Santuario, riprendiamo la strada di salita fino ad arrivare al punto dove abbiamo iniziato a vedere le frecce “doppie” (poco sopra la zona dei Fortini).

Dobbiamo ridiscendere leggermente su Via Rollino fino ad un evidente bivio dove dobbiamo prendere a destra cominciando a risalire (indicazioni per Canile Municipale).

Qui è impossibile sbagliare, seguiamo l’asfalto che si inerpica fino ad arrivare nei pressi del grande canile municipale, dove la strada spiana e la pendenza diminuisce sensibilmente (Km 5.5).

La strada prosegue e finalmente entra in un fitto bosco, correndo lungo il fianco orientale del Monte Contessa.

Ignoriamo il bivio per il piccolo abitato di Gneo (Km 6.4) e continuiamo nel bosco con pendenza lieve ma costante fino ad arrivare ad un punto dove termina l’asfalto e la strada si trasforma in sterrata.

Proseguiamo ed arriviamo ad un evidente bivio (Km 7.7). Sulla sinistra possiamo vedere una ripida salita cementata (è il primo dei famosi “muri” del Gazzo), mentre sulla destra la sterrata prosegue quasi in piano.

La prendiamo e dopo circa duecento di metri dobbiamo fare attenzione a prendere il sentiero che sale sulla sinistra. Il sentiero sale, e inframezzato da alcuni saliscendi in circa 800 metri ci porta a toccare il secondo “muro” (Km 8.4).

Come abbiamo fatto prima, evitiamo l’asfalto e proseguiamo sulla destra, riprendendo a salire senza alcun problema.

Arriviamo ad una evidente curva a destra (sulla nostra sinistra poco sopra scorre il cemento dove inizia il terzo e ultimo “muro”), e proseguiamo il facile e comodo sentiero fino ad incrociare una ampia strada sterrata (Km 9.0).

Fate molta attenzione perché è frequente incontrare amanti della mountain-bike che percorrono questo tratto. Come in tutto il percorso, valgono le normali regole di buon senso ed educazione. I sentieri sono di tutti, ma tutti devono rispettarli.

Imbocchiamo la sterrata verso sinistra, risalendo lievemente fino ad arrivare ad uno spiazzo con un bivio.

Sulla destra si dipanano una serie di stradine e viottoli percorsi da amanti del motocross, mentre noi prendiamo la sterrata verso sinistra, che in circa 400m ci porta in località Fossa Luea (Km 9.7). Qui troviamo una caratteristica cappellina e una antica osteria.

Superiamo l’ex-osteria e saliamo con pendenze sostenute lungo il nastro asfaltato che corre nel bosco e che ci porta dopo circa 1 km in una zona panoramica, dove possiamo vedere per la prima volta sulla nostra destra il Santuario della Madonna della Guardia, terminale di tappa.

Da questo punto in poi, oltre al già citato doppio quadrato rosso, ci accompagneranno nella salita altri due segnavia FIE: il rombo rosso (percorso San Carlo di Cese  - Guardia) e il triangolo rosso (percorso Bolzaneto - Piani di Praglia) che ci accompagnerà anche nella prima parte della seconda tappa.

La strada spiana, passa accanto ad alcune case di contadini (una volta qui sorgeva l’Osteria dello Zucchero, posto tappa fisso per chi da Sestri Ponente o da Pegli saliva in pellegrinaggio alla Guardia) e dopo poche centinaia di metri arriva ad un tornante (Km 11.0). 

Sulla sinistra la strada scende verso la Val Varenna e Genova Pegli, noi invece andiamo a destra, puntando verso la vetta del Monte Figogna. La strada spiana e dopo una leggera discesa arriva ad una piccola depressione, con uno spiazzo ed una casa (ex Osteria del Bossaro, Km 11.6). Qui troverete la doppia freccia che indica verso destra il Santuario della Guardia e verso sinistra Campo Ligure, terminale della seconda tappa.

Proseguiamo in salita e dopo poche decine di metri imbocchiamo una piccola scaletta sulla sinistra e ci portiamo su un sentiero a tratti sterrato a tratti cementato che ci porta ad incrociare il tracciato della antica Guidovia del Santuario della Guardia.

Scopri di più sulla Storia della Guidovia

Storia

Il santuario di Nostra Signora della Guardia (Ceranesi) era meta di un flusso di pellegrini e turisti tale che già nella prima metà dell'Ottocento si pensò alla costruzione di una ferrovia a cremagliera; l'idea fu però abbandonata. Nel 1896 venne progettata una ferrovia a trazione elettrica che arrivò anche alla fase esecutiva tanto che nel 1900 iniziarono i lavori presto abbandonati per sopravvenuti problemi tecnici ed economici. Il successivo progetto di una funivia fece naufragio a causa dello scoppio della prima guerra mondiale.

Fu così che finita la guerra, negli anni venti, l'imprenditore piacentino Carlo Corazza in segno di devozione per grazia ricevuta prese l'iniziativa di collegare il fondovalle con la vetta del Monte Figogna con un mezzo meccanico dato che già da molti decenni si era sentita la necessità di migliorare le condizioni di trasporto dei numerosi pellegrini che al tempo erano costretti a raggiungere la meta a piedi o a dorso di mulo lungo i tortuosi sentieri esistenti.

Nel dicembre del 1924 nacque la Società Anonima Ferrovia Santuario della Guardia, che presentò un progetto basato su un nuovo sistema, definito autoguidovia, inventato dal piacentino Alberto Laviosa e che usava la trazione su gomma unendola alla guida su rotaia.

I lavori di costruzione iniziarono nel 1925 con la realizzazione di una prima tratta dalla frazione di Serro, nell'allora comune autonomo di San Quirico, fino alla località Cà Bianca nel comune di Ceranesi per una lunghezza di 8.861 metri con gli scambi per gli incroci siti nelle località di Riviera, Fontanassi, Gaiazza, Sareto, Panigone, Galleria e Piani.

La tratta venne inaugurata il 28 luglio 1929. Il collegamento completo venne portato a termine qualche anno dopo e inaugurato il 28 luglio 1934.

Il declino della linea cominciò già negli anni cinquanta, con la progressiva diffusione di automobili e corriere; la successiva realizzazione del nuovo collegamento stradale nel 1963 e l'integrazione del servizio con autobus a partire dal 1964 ne decretarono la crisi.

I costi di esercizio sempre maggiori della guidovia e la necessità di costosi lavori di ammodernamento proprio quando diminuivano i passeggeri determinarono il 31 ottobre 1967, data di scadenza della concessione, la definitiva cessazione del servizio.

Il recupero del tracciato

Il tracciato basso della guidovia, nella parte iniziale che va dalla località Serro (nel quartiere di San Quirico, a Genova) a Gaiazza (nel comune di Ceranesi) è stato asfaltato e riutilizzato come strada locale di collegamento a cura del Consorzio ex Guidovia. In questa tratta, per quanto non siano più visibili i cordoli di cemento e le rotaie su cui procedeva la guidovia, sono sopravvissuti in alcuni punti i caratteristici muri di contenimento, in pietra, alcune delle originali ringhiere in ferro (laddove non sostituite da guard-rail) e alcuni piccoli ponti, in pietra, che scavalcano fossi e rivi. Sino al 2003 sopravvivevano inoltre a San Quirico sia il fabbricato viaggiatori della stazione che il vecchio deposito in cui venivano ricoverate le automotrici, poi demoliti.

Il tracciato alto della linea invece, a partire dalla frazione di Sareto (nel comune di Ceranesi) è rimasto sostanzialmente preservato, rimanendo completamente percorribile fino a poche decine di metri dalla Cappella dell'Apparizione, presso cui era posta la stazione di arrivo della guidovia. Nelle località di Panigone, Galleria e Piani si possono peraltro vedere gli scambi per gli incroci, due gallerie e un ponte in cemento armato, ancora in buono stato di conservazione.

Dopo numerose dichiarazioni e progetti per una ventilata ricostruzione dell'impianto, nel 2006 il comune di Ceranesi attuò un progetto di riqualificazione di tale tratta, con la ripulitura e la messa in sicurezza dei tratti esposti, trasformandola così in un percorso escursionistico e ciclabile. Al termine del percorso, nei pressi del luogo in cui sorgeva la stazione superiore, fu installato il simulacro di una delle automotrici - sezionato trasversalmente - all'interno del quale vennero esposti alcuni pannelli esplicativi sulla storia dell'impianto.

https://ecobnb.it/blog/2014/03/ferrovie-dimenticate-guardia-guidovia-genova/

http://www.studiombrina.com/doc/guidovia_guardia.pdf

https://www.marklinfan.com/f/topic.asp?TOPIC_ID=4179

Percorriamo il tracciato della Guidovia, da qualche anno restaurato e reso pedonale e, dopo essere passati sotto l’arco in ferro che ne rappresenta il termine, arriviamo in prossimità della Cappella dell’Apparizione (Km 12.5). Da qui, oltrepassato un grande cancello, con una breve salita arriviamo sulla vetta del Monte Figogna (790m slm), interamente occupata dal grande Santuario di Nostra Signora della Guardia (Km 13), dove termina la nostra tappa.

Scopri di più sulla Cappella dell'Apparizione

Molto modesta, la Cappella della Prima Apparizione è un edificio a pianta rettangolare, lungo circa 3 metri e largo 4. Il pavimento della primitiva cappella mostra ancora le tracce del vecchio pavimento, la copertura è costituita da un semplice tetto di legno a capanna.

Nella parete di fondo della Cappella della Prima Apparizione è ricavata una nicchia nella quale è stata recentemente posta una antica statuetta, molto importante nella storia del Santuario. Si tratta infatti della prima effige marmorea della Madonna della Guardia.

È una statuetta di marmo alta 40 centimetri, che era stata donata da Laura Ghersi, nipote di Bartolomeo, appartenente alla nobile famiglia Ghersi che eresse attorno al 1530 il Santuario. Probabilmente si trattava di una statuetta più antica, forse posta nel giardino dei Ghersi, sul basamento della quale è stato scolpito il nome della donatrice e l’anno della donazione: 1530.

Nel 1800, pensando di dare maggiore rilievo ed importanza al luogo, alla Cappella della Prima Apparizione è stata aggiunta una costruzione a pianta quadrata nella quale è stato costruito un altare marmoreo sovrastato da una statua della Madonna del 1632, opera di uno scultore ignoto.

Originariamente il gruppo era costituito dalla sola Madonna con il Bambino, solo nel 1850 fu aggiunta la statua marmorea di Benedetto Pareto. Nel 2000 è stata aggiunta davanti al cancello che delimita la cappella una statua bronzea del Santo Luigi Orione, opera dello scultore Pietro di Milano, a ricordo di una notte passata, proprio in quel punto, in preghiera.

Scopri di più sulla Storia del Santuario

Storia

Tutto inizia il 29 agosto 1490. Benedetto Pareto, contadino di Livellato in Valpolcevera, porta al pascolo il suo gregge sulla vetta del Monte Figogna, come fa ogni giorno.

È in quella sua concreta quotidianità e nel suo ambiente di vita, che la Madonna gli si manifesta.

Per Benedetto si tratta di un incontro straordinario e semplice al tempo stesso. Non si domanda tanto come sia possibile che gli appaia la Madonna ma piuttosto, di fronte alla evidenza, come sia possibile che la Madre di Dio appaia a lui, un contadino nascosto nella storia e in un luogo di periferia, e gli chieda di costruire una cappella.

Maria lo rassicura e lo incoraggia.

Benedetto trova una prima resistenza nella moglie, che lo mette di fronte alle sue responsabilità: “Tutti sanno che sei un uomo semplice, ora diranno che sei anche pazzo”.

Benedetto riflette e desiste. Poi però cade da un albero e si riduce in fin di vita. Maria gli appare nuovamente e lo risana.

Di fronte al miracolo della guarigione inspiegabile, mentre i medici ne avevano diagnosticato la morte imminente, tutta la famiglia si unisce al compito di Benedetto: costruire!

E c’è di più: la bellezza di questa storia sta anche nel fatto che i suoi protagonisti la testimoniano davanti ad un notaio, pochi decenni dopo i fatti: la famiglia ha voluto mettere nero su bianco, con uno scritto civile, un fatto soprannaturale, per dire: è accaduto davvero, credeteci! 

La Memoria del Principio, atto notarile del 1530 nel quale alcuni conoscenti di Benedetto Pareto testimoniano sulla presunta veridicità dell’apparizione della Madonna al contadino di Livellato.

E ci hanno creduto in tanti, dal 1490 in poi!  

Migliaia di costruttori con Maria, piccoli e grandi per una scala di valutazione umana ma tutti pietre angolari della ‘cappella’ che Maria voleva.

Perché Benedetto non poteva immaginare che la sua piccola costruzione, ancora oggi visibile, era solo un punto di partenza, un simbolo. Dalla sua disponibilità prese avvio un grande movimento di riforma popolare della fede, che contagiò le comunità della valle, scese al mare e a Genova, coinvolse il clero locale, superò i confini liguri, viaggiò in Italia e diede il suo contributo in tutto il mondo, muovendosi accanto ai liguri emigranti e missionari.

Determinò cambiamenti, moltiplicò la grazia, spinse a conversioni e santità… fino a giungere addirittura nel cuore della cattolicità, nei Giardini del Vaticano, dove la Madonna della Guardia ha una cappella.

Nel frattempo il primo manufatto di Benedetto crebbe e si moltiplicò.

 Sempre più fedeli salivano a quella che fin dalle origini fu chiamata la “Madonna della Guardia”, con tutti i mezzi di locomozione ma soprattutto a piedi: gli otto chilometri in salita che portano alla vetta divennero così un “pellegrinaggio”, su strada sterrata prima e asfaltata poi, che moltissimi facevano a piedi nudi.

Per accogliere tutti si costruì un primo santuario, che tuttavia presto non bastò: così nel 1890 si edificò la Basilica attuale, frutto di un grande concorso di popolo, opera di fatica, con squadre di uomini da tutta la vallata e dalla città che prestavano giornate intere per portare in vetta materiali e costruire, e con sacerdoti dediti e innamorati, come don Francesco Montebruno, il prete con la tonaca bianca di calce, educatore di schiere di giovani sbandati, capomastro in odore di santità.

Il lavoro fu lungo e paziente: la nuova basilica era già a buon punto quando si scoprì che il terreno cedeva. Fu demolita e rifatta. Tutto si fece perché Maria aveva chiesto una casa e perché tutti intuivano che sarebbe stata casa di tutti.

Per saperne di più sulla storia del Beato Benedetto Pareto:

https://atlas.landscapefor.eu/category/1600-1700/poi/18309-santuario-della-guardia/17462-le-testimonianze-dellapparizione-mariana/

https://it.wikipedia.org/wiki/Benedetto_Pareto#:~:text=Secondo%20la%20tradizione%2C%20l'apparizione,agosto%201490%20sul%20Monte%20Figogna

La Basilica

In stile cinquecentesco, lunga 49 metri e larga 26, a croce latina con tre navate divise da otto archi a tutto sesto, la Basilica è sormontata da una cupola ottagonale alta 40 m. Sul lato Est della Basilica, la maestosa torre campanaria (45 m.), ultimata nel 1899 su disegno dell’Ing. Guglielmo Calmieri.

Nel Transetto: le pitture della volta, iniziate da GB. Semino nel 1941 e interrotta a causa della guerra, sono completate nel 1945 dall’Arzuffi. Raffigurano la Vergine e vari episodi della sua vita: la Nascita di Maria e la Visita ad Elisabetta, la Presentazione al tempio e lo Sposalizio.

La Cappella del transetto sinistro è dedicata alla Vergine incoronata e a Sant’Eusebio: in basso, sull’altare, la statua marmorea di S. Eusebio, del 1544 e in alto, la preziosa nicchia del Parracca del ‘600, con la statua della Vergine della Guardia, incoronata nel 1652 dal Cardinale Durazzo; ai lati, le statue seicentesche del medico S. Pantaleo e S. Michele, (invocati per mali del fisico e dello spirito), tutte provenienti dalla vecchia chiesa del 1530.

La Cappella del transetto destro è dedicata al Sacro Cuore. Sotto l’altare, notevole il presepe marmoreo di Gian Domenico Carli; ai lati, le statue di S. Domenico e S. Caterina da Siena. La Cappella è, oggi, caratterizzata dai “fiocchi dei neonati”, donati dai genitori all’atto di affidamento dei Bimbi a Maria.

Presbiterio e coro: l’affresco della volta, l’Incoronazione della Vergine, è opera del Semino, quelli del catino absidale, l’Annunciazione, l’Immacolata e la Madonna ai piedi della croce, sono dell’Arzuffi.

La Penitenzieria: tre vetrate, raffiguranti le apparizioni al Pareto e la Mater Ecclesiae, quest’ultima, su disegno del Santagata.

Sul lato destro vicino alla Sacrestia, la tomba di Mons. Pietro Malfatti, rettore del Santuario dal 1899 al 1949, con bassorilievo bronzeo dello scultore G.B. Airaldi.

L’Altare Maggiore in marmo bianco statuario, è realizzato da Angelo Ortelli su disegno dell’Arch. Raffaello Salvatori (1940) Ornato di colonnine scanalate in onice con basi e capitelli in bronzo dorato. Sul davanti, le statue di Mosè e del Profeta Elia, di Umberto De Giovanni; dello stesso scultore, il paliotto in bronzo dorato dell’Ultima Cena. Per adeguarsi alle moderne esigenze liturgiche la mensa dell’altare è stata riadattata. Nel 1994, dall’Arch. Giorgio Gnudi. Sue anche la cattedra e l’ambone.

Sulla sinistra il caratteristico “Cristo nero” processionale della prima metà del ‘900.

Centrale, alle spalle dell’altare, il tempietto con la statua della Madonna della Guardia, fine opera con colonne, angeli e putti dello scultore Antonio Ricchini (1899).

La statua lignea è una delle più belle di Antonio Giuseppe Canepa (1894). L’interno dell’edicola marmorea è rivestito, dal 1944, di mosaico a oro zecchino. La statua è stata incoronata dall’Arcivescovo Beato Tommaso Reggio, a nome di Papa Leone XIII, il 10 giugno 1894. La Rosa d’Oro ai piedi della Vergine è il dono di Papa Benedetto XVI nella sua visita al Santuario il 17 maggio 2008.

Cappelle laterali: nella navata sinistra la Cappella di San Giovanni Battista altra pregevole statua di Antonio Giuseppe Canepa. Nella navata destra la Cappella di San Giuseppe, opera dello scultore Ortelli; a fianco della cappella il quadro del Torriglia che raffigura S. Agostino.

Sacrestia: inserito fra i mobili in noce massiccio, l’antico altare della prima chiesa il cui paliotto raffigura, in bassorilievo, per la prima volta (prima metà del ‘500) la scena dell’apparizione con la Madonna ed il Pareto.

Cappella invernale: Attigua alla sacrestia. Sull’altare, il quadro del Torriglia (1895), discepolo del Barabino, raffigurante l’Apparizione della Vergine a Benedetto Pareto. Alla parete il Crocifisso settecentesco del Maragliano.

Sito ufficiale del Santuario: http://www.santuarioguardia.it/

G. Merlatti, La Madonna della Guardia, Edizioni Agami, Cuneo 2000.

Visitandum Est

  • Basilica di Nostra Signora Assunta
  • Oratorio di San Giuseppe
  • Chiesa della Santissima Annunziata della Costa
  • Osservatorio Astronomico di Genova Sestri Ponente
  • Cappella di S. Rocco e S. Isidoro
  • Santuario della Madonna del Gazzo
  • Il museo speleologico e il Monte Gazzo
  • La Guidovia della Guardia
  • Cappella dell’Apparizione
  • Santuario Nostra Signora della Guardia

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