Tappa 5: Arenzano – Acquasanta

Introduzione

La quinta tappa del percorso da Arenzano ad Acquasanta offre un'esperienza variegata attraverso paesaggi affascinanti e luoghi culturali.

Con una distanza di 16.5 km e un dislivello di 600 m in salita e 450 m in discesa, il percorso parte dal suggestivo Santuario del Santo Bambino di Praga..

Attraversando il lungomare di Arenzano, si prosegue lungo la costa godendo di panorami mozzafiato.

Il cammino tocca la Madonna dell’Aguggia, entra nel Comune di Genova e attraversa luoghi storici come il Mulino di Crevari e il Santuario delle Grazie.

La tappa si conclude a Acquasanta presso il Santuario omonimo, offrendo opportunità di visita al Museo della Carta e alle Terme di Genova.

Con pendenze massime del 9%, questa tappa è di moderata difficoltà, arricchita da elementi culturali, paesaggistici e spirituali.

Distanza:
16,5 km

Difficoltà:
Facile

Quota Min:
10 m

Quota Max:
365 m

Salita:
600m

Discesa:
450m

Pendenza:
8%

Pendenza:
9%

Anteprima Tappa

ATTENZIONE: Usare questa mappa solamente come riferimento. Il tracciato ufficiale è quello contenuto nel GPX da scaricare poco sopra

Ospitalità

Voltri

  • Foresteria del Santuario di Nostra Signora delle Grazie con letti a castello e camere doppie – Sorelle Clarisse Itineranti – Piazza Santuario delle Grazie,1 – Voltri – tel.0106136501

Acquasanta

  • Pasticceria Angeleri - Via Acquasanta 246  -Tel. +39 0106136505
  • Osteria dell’Acquasanta - Via Acquasanta 281 - Tel. +39 010 638035
  • Osteria Da u Dria - Via Acquasanta 242 - Tel. +39 3474300548 - +39 010 638086 - +39 010 638019
  • B&B Ca de Viola - Via Acquasanta 254 – Tel.+39 3487327155
  • B&B Le Giutte  - Via Giutte 123 – località GIUTTE (verificare disponibilità navetta) - Tel.+39 3463326509 - +39 010 638135
  • Casa Vacanze fra Mare e Monti - Via Acquasanta 186D - Tel.+39 3490940333
  • Agriturismo Verdure Naturali - Via Acquasanta 47 (lungo la strada che porta ad Acquasanta) -Tel.+39 3297656100

Mele

  • Trattoria Gigiun -  Via Perniciaro 35 – Tel. +39 010 6319146
  • Pub Box Caffè - Discesa Ferriera 28 – Tel. +39 3737547215
  • Casa Vacanze Cà Gianca - Discesa Ferriera 15/1 - Tel. +39 3401926471
  • Casa Vacanze Alba - Discesa Ferriera 26 - Tel.  +39 3479367161
  • Casa Vacanze La Quiete - Via del Piano 2 - Tel. +39 3479367161
  • Al Turnichè - Mele - Via Provinciale 12 - Tel. +39 010 0996353

Ferriera

  • Casa Vacanze Cà Teodoi - Crosa Schiavetta 6/2 - Tel. +39 3471181564

Fado (circa 8 km da Acquasanta, verificare per servizio navetta)

  • B&B KM99 - Via Fado 124  (SS456 Turchino) - Tel.+39 3488872620
  • B&B Al Turchino - Via Fado 182 (SS456 Turchino, deviazione verso località PATANI) - Tel. +39 3473282451 - +39 3393408878
  • B&B Al Ciliegio del Turchino - Via Fado 67 (SS456 Turchino, deviazione verso località CASTAGNA) - Tel. +39 3397174312 - +39 3334232195
  • Osteria Baccicin du Caru - Via Fado 115 (SS456 Turchino) -Tel. +39 010 631804
  • Pasticceria Giorgio - Via Fado 154  (SS456 Turchino) - Tel. +39 010 631811
  • Trattoria Stazione Fado - Via Stazione 23 – presso la stazione ferroviaria di Mele -Tel. +39 010 631816


Il Percorso

Dopo l’impegnativa tappa precedente, oggi affrontiamo una tappa breve ma non per questo meno remunerativa, con un percorso vario e denso di cose interessanti da vedere e da scoprire.

Partiamo dal piazzale antistante al Santuario del Santo Bambino di Praga, e dando le spalle allo stesso, scendiamo la scalinata e procediamo lungo Viale Rimembranze fino ad incrociare Via Raffaello Sanzio che percorriamo fino ad una evidente edicola.

Qui scendiamo sulla sinistra e imbocchiamo il “caruggio” principale di Arenzano, dove potrete trovare molti negozi di alimentari per fare provviste per il pranzo. Il caruggio inizialmente si chiama Via Capitan Romeo, poi Via Edoardo Ghiglini.

Scendiamo e troviamo un bivio che dobbiamo prendere a destra in quella che ora è diventata Via Serafino Maria Rapallo.

Attraversiamo Via Domenico Boccia (che occupa quella che un tempo era la sede della linea ferroviaria) e dopo qualche decina di metri arriviamo finalmente sul lungomare di Arenzano (Km 0.6).

Attraversiamo l’Aurelia e giriamo a sinistra percorrendo la bella passeggiata camminando sotto le basse palme e le altre piante ornamentali che la adornano.

Costeggiando una serie di stabilimenti balneari alternati a qualche tratto di spiaggia libera usciamo dall’abitato di Arenzano sempre percorrendo la passeggiata a mare che corre parallela alla SS1 Aurelia fino ad arrivare alla galleria del Pizzo (Km 1.8), che aggiriamo lato mare. 

Dopo la galleria il percorso riprende, sempre ben protetto e segue una grande ansa al cui interno si trova un camping per caravan. Siamo in un bellissimo tratto di costa e camminare a picco sul mare dopo le fatiche montane delle tappe precedenti è un’esperienza che solo questo Cammino, così variegato nel suo percorso, può offrire.

Dopo la zona del camping arriviamo alla Madonna dell’Aguggia (Km 3.1), protettrice dei pescatori sin dal 1700.

Scopri di più sulla Madonnina dell'Aguglia

“Aguggia” in genovese significa ago (o guglia) e il nome della statua si deve alla forma originaria dello scoglio su cui era collocata, che si trovava poco distante da quello attuale.

La madonnina era protettrice dei pescatori e dei navigatori, ma anche depositaria delle preghiere che gli abitanti le rivolgevano per scongiurare le scorrerie dei saraceni.

La statua precedente è stata purtroppo portata via da una mareggiata (anche all’originale era toccata la stessa sorte: negli anni ’60 una mareggiata la aveva staccata dal supporto), ma grazie ad una raccolta promossa dall’Associazione Pescatori Sant’Ambrogio di Voltri, una copia è stata collocata nella stessa posizione e oggi contempla il mare azzurro di fronte a sé.

Superata la madonnina, entriamo nel Comune di Genova in corrispondenza della frazione di Vesima. Superiamo alcuni stabilimenti balneari e delle belle spiagge libere, dove nei mesi estivi (ma anche nei mesi di Settembre e Ottobre) si può fare un bel bagno in acque spesso cristalline.

Passiamo all’interno di una galleria (marciapiede molto largo e protetto quindi si attraversa in tutta sicurezza) e riprendiamo la passeggiata procedendo verso Genova.

In prossimità di una seconda galleria, ci teniamo sulla destra e la superiamo, attraversando una area pedonale dove ha sede il Renzo Piano Workshop, sede di lavoro del famoso architetto genovese (Km 4.5), in prossimità di Punta Nave.

Proseguiamo costeggiando sempre il mare azzurro, superiamo una villetta ed arriviamo nei pressi del nucleo abitato del Mulino di Crevari (Km 5.9).

Scopri di più sul Mulino di Crevari

Questo caratteristico gruppo di case è attraversato dal Rio Fontanelle, chiamato dai locali “Rian de Crevei”, che nasce dal Bric Brigna, lambisce Campenave e sfocia nel Mar Ligure accanto a quello che è comunemente chiamato Molino di Crevari.

La storia del Molino è molto antica e risale al XV secolo. Il 9 Luglio 1515 il Rettore Rovereto affidò un pezzo di terreno a Niccolò Roccatagliata per costruirvi un edificio atto alla produzione di carta straccia.

La ruota di legno del mulino è stata presente fino agli anni ’30, rimossa poi insieme ai tetti spioventi, messi a raso della costruenda strada Aurelia.

Fino alla seconda metà degli anni 50’ era ancora presente un frantoio per la macinatura delle olive.

Crevari è l’abitato che si vede sulla collina a monte della Aurelia, fatto di villette e casette colorate inframezzate da fasce coltivate, e nei locali adiacenti alla Chiesa Parrocchiale nel periodo natalizio viene allestito un meraviglioso presepe che vale la pena visitare. 

Superiamo il Mulino di Crevari e in breve arriviamo a Voltri, delimitata ad ovest dal torrente Cerusa. Ci troviamo qui nel punto più a Settentrione del Mar Ligure.

Scopri di più sulla Chiesa di Santa Limbania

La chiesetta è dedicata a Santa Limbania, fanciulla che, appena dodicenne e già promessa ad uno sposo che non aveva scelto, coraggiosamente decise di fare una scelta.

Eroina femminista ante litteram, consapevole di tutto ciò che sarebbe avvenuto e confortata dalla fede e da eventi prodigiosi, intraprese il viaggio che la portò dall’isola di Cipro a Genova, città nella quale fu accolta dalle sue consorelle nel convento benedettino di S. Tomaso: qui trascorsi i suoi giorni nella preghiera, nella penitenza e nel raccoglimento più assoluti.

Già dopo la sua morte si sparse la sua fama di santa e le vennero attribuite miracolose virtù, delle quali restano a testimonianza – oltre ad una calata del porto di Genova – le chiese a lei dedicate.

La prima di queste chiese è proprio quella di Voltri. Da lì si snoda l’antica via del sale che collega questo tratto di Liguria con il Piemonte, sino ad arrivare all’altra chiesetta costruita su un’erta di Rocca Grimalda nell’alessandrino.

Particolare menzione merita questa chiesetta, per tanto tempo trascurata ed ora riportata alla sua meritata dignità grazie alla Confraternita dei Turchini, che l’hanno restituita al culto e ne hanno sapientemente curato il restauro, rendendolo particolarmente suggestivo per i visitatori.

Ed è proprio da questo luogo che parte il cammino di Santa Limbania, un tempo praticato da mulattieri e viandanti che, insieme ai marinai e ad altri viaggiatori, eleggevano la santa a loro protettrice.

A testimonianza di ciò si può notare, nella chiesetta di Voltri, un’immagine lignea della fanciulla con indosso i paramenti dell’ordine: nella mano destra, si nota una sorta di spazzola con punte in metallo, oggetto per molto tempo ritenuto strumento di penitenza. In realtà, ad un più attento esame, esso risulta essere, molto più prosaicamente, un arnese con il quale i mulattieri curavano il pelo dei propri animali.

Ogni anno il Cammino di Santa Limbania è praticato da un manipolo di coraggiosi volontari, che in tre giorni ricalcano fedelmente la strada che, un tempo, faticosamente vedeva il transito del sale e di altre merci caricate sui basti dei resistenti equini.

Storie su Santa Limbania:

https://dearmissfletcher.com/2013/01/16/limbania-la-santa-portata-dalle-onde/

https://genovaquotidiana.com/2015/11/26/s-limbania-la-cipriota-coraggiosa-venerata-dai-genovesi/

Santa Limbania a Rocca Grimalda (AL), termine del Cammino di Santa Limbania:

https://fondoambiente.it/luoghi/santa-limbania?ldc

A metà del ponte sul Cerusa, attraversiamo la SS1 Aurelia e dopo un altro attraversamento pedonale giriamo a sinistra e percorriamo una brevissima discesa arrivando in Piazzetta Santa Limbania (Km 6.7), dove si trova la chiesetta omonima.

Dalla piazzetta passiamo sotto un evidente arco, su cui spicca un bel.bassorilievo. Secondo il Quartero, autore de “La via Romana a Genova”, il bassorilievo è un’antica lapide con i segni del potere civile e religioso dell’antica Genova.

Entriamo in Via Cerusa, una delle tipiche stradine liguri, dove si affacciano case colorate, balconi fioriti e innumerevoli edicole sacre, tenute in ordine dagli abitanti delle case che le adornano con mazzolini di fiori, ceri, ghirlande colorate. 

E non mancano ripidi vicoletti mattonati che si inerpicano fra le case o che scendono nella sottostante Via Aurelia. 

Percorriamo quindi la Via Cerusa fino ad arrivare ad una piazza, nella quale si affaccia l’Oratorio di S. Erasmo.

Scopri di più su La Strada dei Giovi (o della Canellona)

Tra le tante vie di penetrazione verso la pianura padana, vi è quella denominata Strada dei Giovi o della “Canellona” che da Voltri conduceva a Masone.

Con l’affermazione della Repubblica Marinara Genovese, la valle Stura nel XIII secolo, assume una notevole importanza per le sue ferriere, che lavoravano il minerale proveniente dall’ isola d’ Elba e qui trasportato tramite lunghe carovane di muli grazie alla strada dei Giovi.

La lavorazione del ferro è strettamente collegata sia alla produzione del carbone di legna, di cui è ricca la Valle dello Stura ed è elemento indispensabile per alimentare i fucinali, che alla ricchezza d’ acqua necessaria per creare energia idraulica per muovere i magli e le soffiere; il materiale lavorato costituito principalmente da chiodi impiegati nei cantieri navali e nell’ edilizia, ritornava verso Genova lungo il medesimo itinerario.

Lungo la Strada dei Giovi, muovono anche altre merci: in primis la carta prodotta nelle tante “fabbriche da papero” presenti lungo la valle del Cerusa, concentrate per la maggior parte nella frazione di San Bartolomeo delle Fabbriche; la Strada dei Giovi era infatti soprannominata anche via della carta o volgarmente degli stracci.

Sono proprio gli stracci infatti l’originaria materia prima per la produzione della carta; a tale proposito, il loro commercio, prima del XIV secolo era monopolizzato dal paese di Fabriano, dove i mastri cartai avevano messo a punto le prime tecniche di lavorazione per la produzione della carta. Solo successivamente viene interrotto dalla Repubblica di Genova questo monopolio, e il lavoro dei raccoglitori, i cosiddetti “strase”, viene dirottato su Voltri.

Lungo la via della Canellona, transitavano anche preziosi carichi di spezie provenienti dal lontano Oriente e pregiati tessuti in arrivo dalle Fiandre.

L’originale tracciato iniziava da piazzetta Santa Limbania e raggiungeva il Santuario delle Grazie, fino a raggiungere sulla destra salendo una vecchia casa colonica detta “Cà de Anime”, ora riconvertita a residenza.

Su questa casa, un tempo destinata a locanda, ci sono alcune interessanti leggende. Si narra infatti che quando qualcuno giungeva in questo “albergo”, veniva fatto accomodare e, a seconda della sua disponibilità finanziaria, gli veniva assegnata una stanza; i ricchi solitamente finivano nella stanza più appartata e durante la notte venivano assassinati e derubati ed i cadaveri gettati in una fossa.

Superata la “Cà de Anime”, si arriva alla minuscola e pittoresca frazione di Voltino a quota 500 metri s.l.m., il cui toponimo deriva da un antico portico o volto, demolito a seguito dell’allargamento e asfaltatura della strada, sotto cui era obbligatorio transitare e probabilmente pagare un pedaggio. Il minuscolo nucleo rurale, disposto ai lati della carrozzabile, è caratterizzato da una piccola chiesetta dedicata a San Giovanni Battista.

Proseguendo verso nord si arriva alla località Canellona caratterizzata da una imponente costruzione un tempo destinata ad albergo di sosta (era infatti ad un giorno di marcia da Voltri). Adiacente a quello che era la locanda, ora riconvertita a locali annessi ad un maneggio, vi è la piccola chiesa dedicata a San Pietro, sul cui fronte principale rimane ancora una vecchia targa con l’indicazione della strada dei Giovi.

Numerosi furono i personaggi più o meno famosi che utilizzarono la via della Canellona per raggiungere la pianura padana: tra questi si ricorda Andrea Doria che nel 1547, a seguito della congiura dei Fieschi si rifugiò nel castello di Adamo Centurione allora signore di Masone, ed il vincitore della battaglia di Lepanto Don Giovanni d’Austria che nel 1576, sbarcato a Voltri, proseguì verso Milano proprio attraverso la Val Cerusa.

Il nostro percorso prosegue alla sinistra dell’Oratorio in leggera discesa (tate attenzione a non prendere la strada che sale ripida sulla sinistra), procedete con cautela in quanto questo tratto non è più esclusivamente pedonale come il precedente.

Procediamo dritti fino ad arrivare nei pressi della grande chiesa parrocchiale di S. Erasmo.

Scopri di più sulla Vecchia Voltri

La borgata di Cerusa, che stiamo attraversando, è la parte più antica di Voltri, ed è una delle 3 borgate in cui era diviso il capitanato di Voltri insieme a Leira e Gattega. Ognuna di queste borgate aveva una porta che veniva chiusa per difendersi dalle invasioni saracene.

Quella di Cerusa è l’unica rimasta in piedi, mentre per quella di Gattega è rimasta solo un’edicola in un palazzo di Via Chiaramone. Nella parte occidentale della porta di Cerusa si possono notare stemma e simbolo di Voltri in bassorilievo, nella parte orientale si trova una grande edicola con una statua della Vergine con il Bambino.

In questo punto di Voltri, se ci spostiamo sulla spiaggia (che dista poche decine di metri), possiamo vedere la targa che indica il punto più a Nord del Mediterraneo Occidentale.

Sulla sinistra si nota un bel voltino, superato il quale si intravede una scalinata che porta al vecchio convento (ormai dismesso) omonimo.

Superiamo la chiesa e dopo circa un centinaio di metri sulla sinistra troviamo un viale alberato con al centro la classica mattonata ligure (Km 7.3).

Questa è la via di accesso principale al Parco della Villa Duchessa di Galliera, una delle più belle ed estese di Genova, che vale una visita.

Risaliamo lungo il viale ed al termine ci troviamo di fronte ad un bivio. Sulla destra si trova l’entrata della Villa.

Anche se non avete pianificato una visita completa, vale comunque la pena entrare ed ammirare i magnifici giardini all’italiana che si trovano di fronte al corpo principale della Villa. Se invece volete visitare la Villa con il magnifico parco annesso, pianificate la tappa in modo da avere almeno un paio d’ore a disposizione.

Scopri di più sulla Villa Duchessa di Galliera

Villa Brignole Sale Duchessa di Galliera è una villa nobiliare genovese sviluppata in seguito all'annessione successiva di diverse proprietà.

Dal 1931 è in uso al Comune di Genova, inizialmente in affitto e poi dal 1985 in proprietà tranne il palazzo e l'antistante giardino. Negli anni ha ospitato diversi ospiti illustri tra cui: Luisa Maria Adelaide di Borbone-Penthièvre, Maria Cristina di Savoia, Ferdinando II di Borbone, re Carlo Alberto, la regina Maria Teresa d'Asburgo e gli imperatori Francesco Giuseppe d'Austria e Guglielmo II di Germania.

Il giardino divenne famoso nella prima metà dell'Ottocento per le sue camelie e la collezione di agrumi, talmente apprezzati che venivano inviati regolarmente come regalo a Maria Teresa, regina di Sardegna e moglie di Carlo Alberto di Savoia. Di quegli anni è la rappresentazione di M.P. Gauthier e la descrizione fatta dal giornalista e storico Davide Bertolotti nel 1832: "tra principesche sale, nel mezzo di giardini e boschi di rinomanza europea".

Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale le truppe tedesche la dotarono di opere difensive per il controllo della costa e delle valli Leira e Cerusa. Mentre le trincee non sono più visibili sono ancora presenti bunker di vedetta e di ricovero.

Dal 1992 il parco ha subito una serie di danni provocati da atti vandalici e da una mancanza di manutenzione sufficiente dovuta alla carenza di giardinieri in loco.

Il Comune di Genova, tuttavia, ha provveduto al restauro del giardino all'italiana, delle dépendance e lo spettacolare impianto scenografico delle cascate e le terrazze panoramiche costruite nel XVIII secolo alle spalle del palazzo.

Dopo ulteriori anni di decadenza, l'attuale gestore, ATI Villa Galliera, con il Comune di Genova ed ASTer e gli studenti dell'Istituto Agrario Marsano, ha continuato i lavori di restauro del Giardino all'italiana riproponendo (2018/2020) le aiuole di gusto vittoriano progettate dal Rovelli.

Gli stessi soggetti hanno attuato importanti lavori di recupero (2021) della zona del Caffè e del Castello del Belvedere ripristinando anche una parziale vista mare sul lato di ponente. Nell'aprile del 2022 è stata recuperata la dantesca valle del Leone con la pulizia e la ricollocazione dei marmi, nonché ripristinato il laghetto scomparso da più di settanta anni.

Il corpo più antico denominato "Paraxo" era stato fatto costruire dalla famiglia aristocratica Mandillo. Il corpo centrale, sormontato al centro dallo stemma dei Brignole, corrisponde al nucleo originario secentesco mentre le due ali sono state aggiunte in un secondo tempo.

Contrariamente ai canoni abituali, l'ingresso principale non è situato al centro dell'edificio ma sotto un portico posto sotto l'ala ad oriente. Gli interni conservano affreschi settecenteschi e decorazioni in stile rococò. Di particolare pregio la Sala delle Conchiglie. Sul retro trova spazio un interessante giardino d'inverno. Contiene anche un teatro inaugurato nel 1786 e riadibito a ospitare spettacoli nel 2010 dopo restauri.

La villa — collocata su una terrazza a mezza costa a cui si accede da due monumentali scale simmetriche — ha anche delle dépendance: il Caffè, la Latteria e il Castello Belvedere che dopo anni di decadenza sono state ristrutturate utilizzando i finanziamenti elargiti in occasione delle manifestazioni colombiane del 1992.

Il parco della villa, attualmente adibita dal comune a parco urbano si estende per circa 32 ettari di cui 25 visitabili. La fruizione del Parco è libera e gratuita. Sono a pagamento solo le visite guidate e parte degli eventi organizzati dall'attuale gestore, ATI Villa Galliera (formata da associazioni che basano la propria attività sul volontariato), che gestisce il Parco in concessione dal Comune di Genova dal 2017. In una spianata erbosa si trovano recinti con daini e caprette tibetane.

Per tutte le informazioni e per organizzare una visita, consultare il sito web della Villa:

https://www.villaduchessadigalliera.it/

Usciamo dalla Villa e, tornati in cima al viale alberato percorso precedentemente, imbocchiamo “Salita al Santuario delle Grazie”, una bella crosa mattonata che ci fa salire costeggiando il muro di cinta del parco della Villa.

Saliamo senza indugio, superando edicole votive, tratti scalinati, volti ad arco fino a quando la salita diventa asfaltata.

Si prosegue salendo fra muri di cinta che delimitano la Villa e alcune case contadine, cominciando ad incontrare le stazioni di una Via Crucis. La strada spiana leggermente ed arriviamo ad un bivio (Km 8.3).

Alla nostra sinistra notiamo un grande cancello che delimita uno degli ingressi superiori della Villa, di fronte a noi sulla sinistra prosegue la stradina asfaltata appena percorsa, mentre sulla destra, delimitata all’inizio da una ringhiera, inizia una mulattiera mattonata che ci porterà in breve al Santuario delle Grazie.

La imbocchiamo e, accompagnati dalle ultime stazioni della Via Crucis, arriviamo in pochi minuti sul piazzale antistante al Santuario.

Scopri di più sul Santuario N.S. delle Grazie

Il Santuario della Madonna delle Grazie di Voltri, noto anche come San Nicolò, è situato all’interno della Villa Brignole Sale Duchessa di Galliera. È annesso ad un convento dei frati cappuccini dal 2009 utilizzato dalle monache clarisse itineranti.

Sorge sul colle che sovrasta Voltri, nel Parco della Duchessa di Galliera, e la tradizione vuole sia stato edificato su una chiesa dedicata alla S. Croce eretta dai Santi Nazario e Celso. Nel IV secolo la chiesa fu riedificata e intitolata a S. Nicolò e fu parrocchiale sino al 1568.

Fu acquistata, con il convento accanto esistente, nel 1845 dalla Duchessa di Galliera che la donò ai Padri Cappuccini. Il culto alla Madonna nasce da un dipinto del 1502, attribuito a Corrado di Odone, che rappresenta la Madonna col Bambino in braccio che le porge un fiore e da alcune apparizioni della Vergine nella località, in particolare quella del 18 febbraio 1743, durante un combattimento tra Austriaci e Genovesi.

La leggenda fissa la fondazione del santuario al 67 d.C. a seguito della predicazione dei Santi Nazario e Celso, ma si presume che con ogni probabilità la sua costruzione sia del 343 secondo quanto contenuto su una lapide di recente memoria.

La chiesa era in origine l’antica parrocchia di San Nicolò di Voltri, citata dal 1205 ma certamente di origini assai più antiche. Aveva al fianco un ospitale per pellegrini di cui si hanno notizie dal 1368. È probabile che antecedentemente avesse il titolo di Santa Croce, festività che tuttora vi si celebra e che per secoli ha coinciso con un mercato agricolo.

La chiesa venne assegnata nel 1568 alle cure dei cappuccini, che vi fondarono un convento.

Allontanati i frati in seguito alle leggi emanate dal regno di Sardegna, i religiosi poterono ritornarvi per iniziativa della duchessa di Galliera, che nel 1864 acquistò il complesso per continuarne l’uso come pantheon familiare e lo restituì agli antichi proprietari. La chiesa venne restaurata in stile neogotico fra il 1866 e il 1881, traendo verosimilmente ispirazione dalle strutture originarie dell’antica parrocchiale che ancora si conservano sotto la decorazione posticcia.

L’edificio che ospita il santuario è a tre navate, affiancato da un poderoso campanile cuspidato. Non rientra infatti nei canoni dell’architettura cappuccina, sempre rispettosa delle regole costruttive codificate con le Costituzioni emanate nel 1536 e perfezionate nel 1575, che imponevano una semplice chiesa ad aula unica di contenute dimensioni e priva di decorazioni non funzionali alla preghiera e alla devozione.

Con i lavori ordinati dalla duchessa fu riorganizzata la facciata, che aveva in origine tre portali, e realizzate le volte a crociera all’interno, fino ad allora coperto con un tetto ligneo a vista.

Il quadro della Madonna con Bambino dell’altare maggiore apparteneva all’antica chiesa di San Nicolò: è un’opera commissionata nel 1502 al pittore milanese Corrado di Odone per la cappella della Madonna delle Grazie.

Alla fase tardo ottocentesca legata alla ristrutturazione della chiesa appartengono invece le tombe dei genitori della duchessa, Artemisia Negrone (1865) all’inizio della navata sinistra opera dello scultore Giovanni Battista Villa raffigurante la Carità, e Antonio Brignole Sale (1863), in quella di destra il cui busto in marmo è opera dello scultore francese August Dumont.

Dal 1866 vi è annessa una cripta funebre, realizzata su progetto dell’ingegner Gerolamo Patrone sotto il coro con accesso autonomo esterno; fu voluta dalla duchessa Maria Brignole Sale De Ferrari. In essa sono sepolti oltre a lei il marito Raffaele De Ferrari, il figlio Andrea, il padre Antonio ed altri suoi parenti.

Per saperne di più:

Le Clarisse Itineranti : https://viadellacosta.it/foto/sorelle-povere-di-santa-chiara-santuario-nostra-signora-delle-grazie-a-genova-voltri/

https://www.carlobesana.it/aggiungi-un-posto-a-tavola/

La visita al Santuario è d’obbligo, e la tappa può essere anche pianificata in modo da pernottare al Santuario, le suore Clarisse Itineranti che lo presiedono offrono infatti ospitalità ai pellegrini.

Terminata la sosta al Santuario, ci accingiamo a percorrere la seconda parte della tappa, che ci porterà prima in Val Leira e poi, dopo aver risalito la valletta della Biscaccia, al Santuario dell’Acquasanta.

Lasciamo quindi il Santuario delle Grazie e, dal piazzale antistante al Santuario stesso, prendiamo la stradina che scende sulla sinistra, a fianco ad una grande croce addossata al muro di cinta della Villa della Duchessa.

Scendiamo e, ignorando sulla destra la deviazione per una trattoria, proseguiamo diritti ed arriviamo sulla stradina asfaltata Via Superiore dei Giovi.

Dopo pochi metri la abbandoniamo per prendere a destra un’altra stradina asfaltata, e subito dopo giriamo ancora a destra nei pressi di una villetta gialla.

In questo punto siamo sul crinale che separa la Val Cerusa dalla Val Leira. Scendiamo per pochi metri e troviamo sulla sinistra un piccolo sentiero che scende fra l’erba (Km 8.8).

Lo percorriamo per circa un centinaio di metri scendendo nel bosco, fino a sbucare in una radura dove incrociamo un altro sentiero, che prendiamo girando a sx in leggera salita, fino a sbucare in una stradina asfaltata.

Andiamo avanti, passando attraverso fasce coltivate, villette, gruppi di case con una bella vista sulla sottostante Val Leira fino ad arrivare al nucleo abitato di Carnoli, caratterizzato dalla bella chiesa di S. Bernardo in Carnoli, edificata nel 1600 (Km 9.6).

Entriamo nel Comune di Mele e scendiamo lungo Via Ferriera che ora si allarga e diventa a due corsie, fino ad arrivare in frazione Ferriera, dove un tempo sorgevano molte cartiere.

Arrivati ad immetterci in un’altra strada, saliamo leggermente a sinistra e sulla nostra destra scendiamo per una scaletta in metallo in una piccola piazzetta, che ci porta ad una breve crosa a scalini che passa fra i palazzi e alla fine sotto un voltino.

Scendiamo e prendiamo una seconda crosa mattonata che ci porta, girando a sinistra, ad un ponticello che passa sopra il torrente Gorsexio (Km 10.5).

Da questo punto, fino al termine della tappa sul piazzale del Santuario di Acquasanta,  i segnavia blu saranno accompagnati dal segnavia FIE a T rovesciata rossa (percorso Fondocrosa - Mele - Acquasanta)

Attraversiamo il ponticello e risaliamo su una mulattiera a tratti mattonata fino al centro di Mele, sbucando dietro la grande chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate. Nelle vicinanze diversi bar dove rifocillarsi e negozietti di alimentari.

Procediamo verso l'uscita di Mele seguendo verso nord in Via del Piano che ci porta in breve nei pressi dell’Oratorio settecentesco di Sant’Antonio Abate (dove è custodita una importante cassa processionale dello scultore Maragliano) e subito dopo ci fa sbucare sulla SS456 del Turchino.

Scopri di più sull'Oratorio Sant’Antonio Abate a Mele

L’Oratorio di Sant’Antonio Abate è settecentesco ed è composto da un insieme di edifici aggregatisi nel corso del tempo: la chiesa con la sacrestia, le case dell’Oratorio e il sacello, dove è custodita la Cassa di Sant’Antonio Abate scolpita in legno da A.M. Maragliano.

L’ingresso della chiesa è sul lato lungo della costruzione e dà accesso diretto alla navata unica che la compone. L’interno rispecchia il tipico arredo di oratori dello stesso periodo: l’aula decorata sui due lati lunghi rinvia ai due estremi, dove trovano posto il coro per i confratelli con la cantoria e l’organo e dall’altro capo l’altare dietro il quale vi è l’ingresso alla sacrestia.

La decorazione interna è espressione del gusto della fine del ‘700, ampie superfici ricoperte di stucchi che inquadrano dipinti, che formano la struttura di sostegno della cantoria e dell’organo, che fanno da fondale prospettico all’altare. L’esecuzione di quest’opera fu affidata a Rocco Cantone.

Il ciclo pittorico di Carlo Giuseppe Ratti, con storie della vita di Sant’Antonio Abate (1777-1782), è formato da 12 tele dipinte ad olio inserite nelle cornici mistilinee a stucco, realizzate appositamente. Non molti anni fa furono ritrovati nell’Oratorio i bozzetti preparatori.

Sul lato destro della navata verso il coro si apre una nicchia dove attualmente è alloggiata una cassa processionale chiamata dai vecchi melesi Sant’Antonio il Vecchio. In effetti dal recente restauro si potuto stabilire che è una delle più antiche della Liguria databile all’ultimo decennio del XVI secolo: già nel 1639 risultano diversi pagamenti per “aggiustature” corrispondenti all’attuale strato pittorico.

Il coro in legno sembra databile alla fine del XVII – inizi del XVIII secolo. La soprastante cantoria fu realizzata sempre da Rocco Cantone nel 1775 per l’organo Roccatagliata, secondo il Pareto, proveniente dalla chiesa parrocchiale per la quale fu acquistato nel 1729, e sostituito con l’attuale poderoso organo Locatelli Giacomo di Bergamo nel 1893. Al centro del soffitto verso l’altare vi è un affresco rappresentante l’Ascensione, eseguito da Gerolamo Costa nel 1809.

L’autore della pala dell’altare ha finalmente una sua identità: è stata attribuita alla tarda maturità di Andrea Ansaldo (1584-1638) che la eseguì dopo il 1625 in quanto in questa data San Bernardo di Chiaravalle venne proclamato Protettore di Genova e furono prodotti molti dipinti con l’episodio della “lactatio Bernardi “. Nel 1637, però, il dipinto subì una modifica ad opera di Orazio De Ferrari (1606-1657) al fine di aggiornarlo iconograficamente a seguito della proclamazione della Vergine a Regina di Genova e la sua mano è riconoscibile nel Bambino e nella testa di Sant’Antonio Abate.

Risale alla seconda metà del XVIII secolo l’ingrandimento del dipinto in alto con l’aggiunta della SS. Trinità e in basso di una veduta degli edifici da carta de “La Scaglia” che andava a completare così la veduta di Mele già esistente.

La sacrestia è ornata nel soffitto da un affresco raffigurante la Trinità eseguito da Giuseppe Canneva nel 1798.

A lato dell’ingresso della chiesa si vede una porta sormontata da un architrave tonda in marmo con la seguente scritta: “HIC DIVI ANTONI SCULPTA REFULGET ICON. 1875” ossia “Qui è l’immagine scolpita del Divino Antonio. 1875“. In questa frase vi è tutto l’orgoglio dei Melesi per essere riusciti ad acquisire uno dei massimi esempi delle macchine processionali e della scultura genovese del XVIII secolo.

La vicenda dell’acquisto (1874) della “cascia” di Anton Maria Maragliano, databile al 1703, dalla Confraternita di Sant’Antonio Abate e San Paolo Eremita, detta “de’ Birri in strada Giulia “, di Genova è nota; quello non conosciuto è l’affetto dei melesi per il loro “Togno “. Ai bambini viene illustrata la scena con dovizia di particolari: i leoni, il porcellino, il fuoco, gli animali del basamento, San Paolo e gli angeli in modo che durante la processione del 15 agosto siano chiare le parole del Cantico dei pellegrini.

È stato rinvenuto, sotto lo strato delle ridipinture e degli stucchi, parti della doratura originale a racemi di Sant’Antonio e la particolare realizzazione della veste di S. Paolo fatta con canne palustri intrecciate proprio secondo la tradizione iconografica del Santo Anacoreta.

E proprio iconograficamente si rileva l’appartenenza dell’opera al secolo del Concilio di Trento: il Santo, pur nella gloria dell’immagine (particolare la coloritura degli incarnati, le dorature), è ponte e mediatore con la Grazia Divina. A tal proposito si confronti la grande cassa processionale del Maragliano con lo stesso soggetto che manifesta una corporeità da parata tipicamente barocca.

La disposizione delle statue non è l’originale in quanto ha subito molte modifiche nel corso dei secoli ma ne rispecchia molto l’ideale rappresentativo Controriformista.

La percorriamo in discesa per circa 250m, facendo attenzione perché molto trafficata specie nei weekend, fino ad un evidente tornante sulla destra (Km 11.2).

Prima del tornante prendiamo sulla sinistra Via Biscaccia, che ci porta dentro la valletta omonima e che ci accompagnerà per l’ultima salita di questa tappa.

Scopri di più sulla Biscaccia – La Valle della Carta

Mele, il paese della carta fatta a mano, ha conosciuto nel passato un’epoca d’oro nei commerci ed una rinomanza mondiale legati alla sua florida industria cartaria.

Causa prima del fiorire e dell’espandersi della manifattura fu sicuramente l’abbondanza e la costanza delle acque fluviali, che fornivano energia a mulini e ferriere, finché attorno al 1400 non vi fu introdotta l’industria della carta, sviluppatasi a tal punto che nel 1588 furono censite quaranta cartiere.

La carta prodotta tra il Cinquecento e il Seicento era così pregiata da essere la sola usata nelle corti e nelle cancellerie di Spagna e Inghilterra, perché considerata la più solida e l’unica a resistere ai tarli, essendo prodotta con stracci di lino e di canapa.

Era tanta la richiesta di carta genovese che accadde anche allora quello che succede oggi con la contraffazione dei prodotti pregiati, e il Senato della Repubblica di Genova fu costretto a difendere il marchio originale proibendo con legge l’emigrazione di paperai e macchinari fuori dal territorio della Repubblica e vietando l’esportazione degli stracci, materia prima per la produzione cartaria: da allora, probabilmente, ebbe origine il proverbio “tutte e strasse van a Ütri”.

Questa attività ha raggiunto il suo massimo sviluppo verso la fine del Settecento, periodo in cui si contavano nel bacino del Leira circa sessanta cartiere.

Volendo parlare di un rumore caratteristico di queste verdi colline nei secoli passati, potremmo pensare all’allegro gorgogliare dei torrenti, al regolare sciacquio delle loro acque sapientemente incanalate nelle gore o “bei”, accordato col profondo e ripetitivo battito dei magli o “pille” che, mossi dalla forza di caduta dell’acqua, battevano alternativamente nelle vasche di pietra o di marmo per rompere le “strasse”, gli stracci atti ad essere trasformati in carta.

La preziosa carta, fabbricata con stracci di lino e di cotone, dalle cartiere ritornava al mare, imbarcata sui velieri ormeggiati a Voltri per raggiungere le Corti di Inghilterra, di Spagna, dell’America latina oppure con gli stessi muli e carri risaliva la via che portava al di là del giovo, verso il Nord dell’Italia, verso la pianura padana presso le cancellerie dei nobili, utilizzata per redigere atti di Stato e notarili.

Video: I maestri cartai della Biscaccia https://www.youtube.com/watch?v=2r7SU2IBHuc

Saliamo e la strada, con diversi tornanti e curve, si inoltra attraverso fabbricati dismessi, magazzini, fornaci, ex mulini, segni di un passato industriale che fondava tutto sulla produzione della carta.

Passiamo sotto un ponte della ferrovia Genova-Acqui Terme, e in breve arriviamo al termine della strada asfaltata (Km 13.5).

Ora proseguiamo su uno sterrato fino ad arrivare ad un bel ponte in ferro in colore rosso, che attraversiamo e che ci consente di arrivare in breve alla località Leitè di sotto.

Qui troviamo un cancello che possiamo aprire ma dobbiamo immediatamente chiudere dopo il nostro passaggio, viriamo verso destra e ci incamminiamo su un dolce e comodo sentiero in direzione Sud-Est (Km 14.1).

Il sentiero, dopo una prima parte aperta, si inoltra in un boschetto, dal quale esce dopo una secca curva a sinistra che ci porta in una radura dove ci sono alcuni casotti di caccia.

Saliamo ancora una cinquantina di metri e prendiamo il sentiero che scende a destra inoltrandosi nel bosco, e che in breve ci fa arrivare su una ampia strada sterrata (Km 15.0).

Scendiamo sulla sterrata, che alterna anche qualche tratto cementato e che con un paio di tornanti ci porta ad un evidente bivio.

Prendiamo in discesa secca a destra, e dopo un altro paio di tornanti destra-sinistra ci immettiamo in Via Corzetti.

Arrivati ad un poco evidente bivio (Km 15.6), tiriamo dritti sul ramo di sinistra abbandonando l’asfalto ed entrando in un bosco.

Il sentiero scende per alcune centinaia di metri e poi sbuca su una stretta stradina asfaltata in prossimità di alcune case.

La percorriamo per un centinaio di metri e sbuchiamo fra le case sulla strada delle Giutte.

Scopri di più sulle Neviere

In località Grilla, nella frazione di Acquasanta, immersa nel verde di un bellissimo prato contornato da un maestoso bosco, si trova una “Neviera”.

Le neviere sono pozzi tronco conici con muro di sostegno in pietra a secco, profondi in media 4/5 e con diametro fino a 10/12 metri. Come suggerisce il nome della costruzione, essa veniva utilizzata come rudimentale frigorifero. Serviva per mantenere la neve anche durante il periodo estivo. Si usarono le neviere sino a fine ‘800 circa.

La neve veniva trasportata a spalle fino alla buca e una volta introdotta veniva battuta. L’isolamento termico era garantito da uno spesso strato di fogliame secco e da un tetto conico di travi e paglia nel quale si apriva uno sportello attraverso cui avvenivano il caricamento e lo svuotamento dell’impianto.

Sul fondo della neviera un piccolo canale di scolo permetteva un’azione di deflusso. In estate, i lavoratori giornalieri assunti dall’Appaltatore della neviera, salivano dove la stessa sorgeva e tagliavano in blocchi prismatici la neve che, dopo mesi di permanenza nei pozzi si consolidava in ghiaccio. Un blocco arrivava a pesare anche 80 chili. I blocchi, protetti con fogliame secco e avvolti in sacchi di tela, venivano poi trasportati a valle durante la notte, per limitare al massimo la liquefazione. Solitamente il trasporto avveniva tramite i muli.

Il ghiaccio prodotto industrialmente a partire dagli ultimi anni dell’‘800, a prezzi concorrenziali ed in linea con nuove norme igienico-sanitarie si è imposto su quello naturale e ciò ha decretato la fine dell’era delle neviere.

La neviera della Grilla è stata ristrutturata nel 2002 dalla Comunità Montana Argentea cosicché oggi, la struttura può essere considerata un monumento in onore di un’antica attività del nostro entroterra.

Nel corso della ristrutturazione, la volta in pietra è stata messa in sicurezza, sia all’interno che all’esterno ed è stata ripulita dalla vegetazione spontanea che, con le radici, rischiava di comprometterne la stabilità. All’interno è stata costruita una scala a chiocciola di legno che permette di arrivare fino sul fondo della neviera. Gli scalini hanno delle fessure che consentono di vedere al di sotto l’antica scaletta in pietra che era usata dai contadini che trasportavano la neve dentro alla neviera. L’illuminazione naturale dell’interno, garantita da una apertura tonda sulla cupola, è oggi “rinforzata” da un sistema di illuminazione suggestivo che rende ancora più piacevole la visita.

La visita alla neviera è un’occasione per conoscere cose del nostro passato che, oggi, ci possono sembrare difficili anche da immaginare.

All’interno della neviera della Grilla vive una numerosa famiglia di salamandre. Sono un po’ schive e preferiscono non farsi vedere, ma se quando si entra nella neviera si resta in silenzio, si è sicuri di poterle incontrare.

Scendiamo per circa ancora 150m ed arriviamo ad Acquasanta, dove, attraversando il ponte e risalendo un poco, arriviamo al Santuario omonimo terminale di tappa (Km 16.5).

Per visitare il Santuario, o per avere informazioni sugli eventi ad esso connessi, contattare:

Tiziana - tel. 338 6872124

Lorenzo - tel. 393 0839327

Scopri di più sul Museo della Carta

Il Centro di Raccolta, Testimonianza ed Esposizione dell’Arte Cartaria viene inaugurato nel 1997 grazie alla collaborazione del Comune di Mele e della Provincia di Genova ed è sito nell’ex Cartiera Sbaraggia di Acquasanta, risalente al 1756.

E’ qui, in questo “museo della carta “, che si vuol tenere vivo il ricordo del passato, del duro lavoro che si svolgeva tra le mura degli “edifizi per lo papero”, perché ciò che è stato non vada definitivamente perduto, permettendo alle generazioni più giovani di conoscere ed imparare qualcosa di una realtà lontana che costituisce il passato collettivo e le radici storiche tanto della piccola comunità melese quanto di tutti noi.

Il Museo è unico nel suo genere perché situato all’interno di una fabbrica “do papè” con ancora i vecchi macchinari ed attrezzi utilizzati fino al 1985.

Il percorso espositivo si basa su una funzionale organizzazione degli spazi e impiega aggiornate tecnologie multimediali, per trasmettere con efficacia ai visitatori il suo ricco patrimonio culturale.

Per ulteriori informazioni o prenotare una visita visitate il sito Web:

https://www.museocartamele.it/

Nelle immediate vicinanze si può visitare l’interessantissimo Museo della Carta, e se siete stanchi un ingresso alle Terme di Genova potrà sicuramente rimettervi in sesto.

Scopri di più sul Santuario di N.S dell’Acquasanta

Ad Acquasanta Terme (frazione del Comune di Mele) si trova questo mistico luogo di culto, che nonostante sia ubicato immediatamente di là dello spartiacque che separa il territorio comunale di Mele da quello di Genova, è considerato dai melesi il “loro Santuario” mariano per eccellenza.

Storia

L’origine del Santuario non è nota ma, secondo la tradizione popolare, è antichissima: sarebbe esistita in principio una piccola cappella, costruita sulle rovine di un tempio pagano dedicato alla ninfa Eja, da cui avrebbe preso il nome il torrente Leira che scorre lì vicino.

Sempre secondo la tradizione, la statua della Madonna sarebbe stata trovata sullo scoglio dove ora sorge la Cappelletta da un gruppo di pastori, sorpresi da una gran luce sorgente dalle acque del torrente; secondo un’altra versione la statua della Madonna sarebbe stata portata da marinai provenienti dal Levante.

In ogni caso, in un secondo tempo si sarebbe provveduto a costruire una cappella in cui accogliere la statua ritrovata, meta di continuo pellegrinaggio di folle di devoti.

La prima notizia certa sul Santuario dell’Acquasanta si trova in un documento del 1465, in cui si nomina l’Arciprete Bartolomeo Valdettaro della Pieve di Palmaro quale custode della chiesa.

Da ciò si può dedurre che quel piccolo tempio dedicato alla Vergine fosse oggetto di devozione già prima del 1400.

Dal 1600 in poi le cronache del tempo testimoniano del grande prestigio del Santuario dell’Acquasanta, dove accorrevano “gran truppe di pellegrini” e “intere popolazioni”. Si ha memoria certa che, sin dal XVI secolo, al Santuario si recassero in processione le antiche Confraternite genovesi, molte delle quali continuano ancor oggi a recarsi al Santuario durante il periodo estivo.

La prima pietra dell’attuale costruzione fu benedetta il 20 luglio 1683; i lavori su progetto attribuito a Carlo Muttone, furono portati a termine del 1710, con annesso il braccio più antico, il sinistro, destinato ad ospizio dei pellegrini (l’ala destra fu aggiunta nel 1845). Il nuovo edificio mancava ancora degli altari e del campanile, la cui costruzione ebbe inizio nel 1749.

Tra gli eventi più celebri della storia del Santuario sono annoverate le nozze regali, celebrate il 21 novembre 1832, tra il re di Napoli Ferdinando II di Borbone e la principessa Maria Cristina di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele I e di Maria Teresa d’Austria.

Il 27 luglio 1890 fu incoronata da Monsignor Magnasco la statua della Cappelletta; il 10 luglio 1894 fu consacrata la nuova chiesa; il 15 luglio 1900 se ne inaugurò la facciata.

Il 28 luglio 1907 si celebrò per la prima volta la festa patronale della Madonna dell’Acquasanta e furono benedette le cinque campane allora issate sul campanile; il 30 luglio 1911 fu acquistata la nuova statua lignea per le processioni, opera di Antonio Canepa.

La festa di N.S. dell’Acquasanta si svolge sempre nell’ultima domenica di luglio, anniversario dell’incoronazione della statua della Cappelletta.

La Cappella dell’Apparizione (Cappelletta) e la Scala Santa.

Prima di giungere al Santuario, nel punto preciso dove sgorga una fonte di acqua sulfurea, sorge la Cappelletta, che accoglie l’antica statua lignea della Vergine. Costruita nel 1769, presenta agili arcate ed una cupola semisferica; all’interno è decorata di marmi, stucchi ed affreschi. Nel 1750 era sorta, a monte della Cappelletta, la Scala Santa, in cima alla quale spicca la statua dell’Ecce Homo.

La Confraternita dell’Oratorio di Sant’Antonio Abate di Mele, si reca in pellegrinaggio con i “Cristi” e la “Cassa” al Santuario di N.S. di Acquasanta il 15 agosto (festa dell’Assunta). La Cassa Processionale di Sant’Antonio, scultura lignea del Maragliano, è l’unica che per raggiungere il Santuario non sale la Scala Santa poiché troppo pesante ed ingombrante per essere portata a spalle in quella difficile arrampicata.

Nel compiere la loro processione i melesi godono ancora oggi di particolari privilegi, come quello di compiere il giro attorno alla Cappelletta e di salire per due volte in processione la Scala Santa.

La Chiesa

La chiesa, con la sua bella facciata a due campanili, portati a termine nel 1910, si apre a ventaglio sul vasto piazzale ombreggiato da maestosi platani.

Il prospetto del tempio fu realizzato nel 1900 su disegno dell’architetto Maurizio Reggio, mentre il portale fu realizzato nel 1907. Nello scomparto centrale della facciata c’è l’affresco dell’Assunta; ai lati, entro le nicchie, sono le statue dei Santi Pietro e Paolo, della venerabile Maria Cristina di Savoia e della venerabile Giovanna Maria Battista Solimani. Tutte le opere appartengono a Giovanni Battista Traverso.

Sulla stessa facciata due lapidi ricordano il matrimonio di Ferdinando e di Maria Cristina e la visita di Papa Benedetto XV, quando era ancora Arcivescovo di Bologna.

La pianta della chiesa è a croce latina: vi è un’unica navata, con quattro altari laterali in cappelle. Alla sinistra entrando si presenta l’altare “dei cartai”, probabilmente offerto dagli stessi ai loro santi protettori (San Giuseppe, Santa Lucia, San Cipriano, e San Gottardo).

La seconda Cappella è dedicata a Sant’Anna; nelle nicchie a Sinistra si susseguono le statue di Sant’Antonio, di Sant’Erasmo, di Davide e di fronte il busto di un Vescovo sconosciuto.

L’altare maggiore (XVII -XVIII secolo) è opera di Francesco Schiaffino; la statua della Madonna, posta nella nicchia è opera di Tomaso Orsolino (XVII secolo).

Completano l’altare tre statue che raffigurano le virtù teologali. Ai lati delle due colonne dell’altare maggiore due statue raffiguranti Sant’Anna e San Gioacchino furono scolpite da Pier Giuseppe Saggini nel 1814.

Per saperne di più:

Video sul Santuario: https://www.youtube.com/watch?v=fLzetsJ3-Kg

L. Venzano, Il Santuario di Nostra Signora dell’Acquasanta, scritto per il Parroco don Terrile e distribuito a stampa nel 2000.

Scopri di più sulle Terme di Acquasanta

Più recente è la nascita dello stabilimento termale, che fu costruito soltanto nel 1830: si trova a poca distanza dal santuario ed è nato su iniziativa dell’Opera Pia Nostra Signora dell’Acquasanta di Voltri per permettere l’utilizzo delle acque anche ai malati meno abbienti.

La sua storia è stata molto travagliata: poco prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, il primo piano fu destinato alle aule della scuola elementare: le funzioni termali furono limitate al solo piano terra, che nel 1943 fu occupato e chiuso dai soldati dell’esercito tedesco, che utilizzarono le sue vasche in marmo come abbeveratoi per i cavalli, spostandole in giardino.

Dopo dieci anni di lavori, il centro è stato riaperto nel gennaio 2011 con il nome “Terme di Genova” e ha ridato nuova vita alla vallata.

Per prenotazioni o visite consultare il sito web delle terme:

https://laviadelleterme.it/terme-di-genova/

Visitandum Est

  • La madonnina dell’Aguglia
  • Il Molino di Crevari
  • Santa Limbania
  • La Strada dei Giovi (o della Canellona)
  • La vecchia Voltri
  • La Villa Duchessa di Galliera
  • Il Santuario di N.S. delle Grazie
  • Oratorio Sant’Antonio Abate a Mele
  • Biscaccia – La Valle della Carta
  • Le neviere
  • Il Museo della Carta
  • Il Santuario di N.S dell’Acquasanta
  • Le Terme di Acquasanta

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