Tappa 6B: Genova Pegli – Centro Storico Genova

Introduzione

La Tappa 6B: Genova Pegli – Centro storico di Genova offre un affascinante viaggio attraverso il cuore storico di Genova. Questo itinerario inizia nel suggestivo Porto Antico e conduce i visitatori attraverso una serie di chiese e luoghi storici di grande rilevanza culturale.

Il percorso inizia con una passeggiata lungo la Darsena, passando per il Galata Museo del Mare e scoprendo le ristrutturate docks portuali ora animate da attività commerciali e ristoranti. Proseguendo, si attraversano vie storiche come Via Gramsci e Via Lomellini, ricche di storia e cultura. Via Lomellini è una strada straordinaria, legata a importanti famiglie genovesi e al patriota italiano Giuseppe Mazzini.

L'itinerario continua attraverso altre strade pittoresche, come Via San Luca e Via delle Vigne, passando per la Basilica di Santa Maria delle Vigne. Si esplorano le strade del centro storico, tra le quali Via degli Orefici, famosa per la tradizione orafo della città.

Il cammino ci porta poi a Piazza Banchi e a Piazza San Giorgio, dove sorgono antiche chiese e dimore nobiliari. Si prosegue attraverso Via di Canneto il Curto, dove è possibile assaporare la celebre focaccia genovese, e si giunge a Piazza San Lorenzo, dove la magnifica Cattedrale di San Lorenzo chiude il percorso.

L'itinerario è un viaggio attraverso secoli di storia genovese, offrendo l'opportunità di scoprire tesori architettonici, culturali e culinari lungo il percorso. Un'esperienza affascinante per chi desidera esplorare il cuore antico di Genova.

Arcidiocesi di Genova

Distanza:
3,5 km

Difficoltà:
Facile

Quota Min:
10 m

Quota Max:
50m

Salita:
40m

Discesa:
10m

Pendenza:
5%

Pendenza:
5%

Anteprima Tappa

Ospitalità

Data la grande offerta di strutture ricettive di ogni tipo rimandiamo al sito ufficiale turistico del Comune di Genova che potete raggiungere cliccando sul seguente Link:

Il Percorso

Dal Porto Antico, parte un itinerario cittadino che ci porterà a toccare le più importanti chiese del Centro Storico genovese. Si parte da S. Giovanni di Prè nei pressi della Commenda, toccando San Sisto, l’Annunziata, S. Siro, S. Luca, S. Maria delle Vigne, S. Pietro in Banchi, S. Torpete, S.M di Castello, S. Donato, per arrivare finalmente alla Cattedrale di San Lorenzo dove termina il Cammino.

Dal molo di attracco della NaveBus ci portiamo verso la struttura dell’Acquario, passiamo sotto la stessa e percorriamo la passeggiata in direzione Ovest, in direzione del galeone attraccato alla banchina (il veliero fu usato per il film “Pirates” diretto da Roman Polanski nel 1986). Raggiungiamo e superiamo il galeone ed arriviamo nella zona della Darsena, percorrendo Calata Simone Vignoso.

Scopri di più su Museo Galata del Mare e sommergibile Nazario Sauro

In Darsena è possibile visitare il sommergibile Nazario Sauro, contestualmente al Galata Museo del Mare.

Costruito da Fincantieri per la Marina Militare Italiana nel 1976 e dismesso nel 2002, il "Nazario Sauro S518" è oggi l’unico sommergibile italiano visitabile in mare. Voci di equipaggio, motori, sonar, radar, il suono dei lancia siluri accompagnano l’emozionante esperienza.

Per info: https://galatamuseodelmare.it/?lang=it#muma-tickets

Superiamo il Galata Museo del Mare costeggiando una serie di docks portuali ora ristrutturati e sedi di attività commerciali e ristoranti. Prendiamo una salita asfaltata sulla destra (attenzione, verso di percorrenza delle auto solo in discesa, se siete in bici dovete procedere spingendola a mano sul marciapiede) che ci porta nella trafficata Via Gramsci, proprio sotto la Strada Sopraelevata.

Dall’altra parte della strada possiamo già ammirare la Commenda e San Giovanni di Prè. Usiamo l’attraversamento pedonale e ci portiamo in Piazza della Commenda.

Scopri di più su la Commenda e San Giovanni di Prè

Il nucleo del corpo architettonico è costituito da due chiese in stile romanico, sovrapposte l'una all'altra, con la chiesa superiore, San Giovanni di Prè, ancor oggi aperta al culto, e di un edificio a due piani, la Commenda, che assolveva alla funzione di ospitale.

La chiesa sembra risalire al 636 quando i genovesi - per serbare memoria dei luoghi Santi, caduti in mano ai turchi, fabbricarono una chiesa sul modello e col titolo di quella del Santo Sepolcro vicino allo scalo del sobborgo di Prè. Nella costruzione intervennero i maestri Antelami. Nel 1098 furono trasportate dall'Oriente a Genova le ceneri di San Giovanni Battista; prima della loro stabile collocazione nella Cattedrale di San Lorenzo, sembra venissero poste provvisoriamente nella chiesa del Santo Sepolcro, che prese così il nome di San Giovanni. I cavalieri di San Giovanni, ordine cavalleresco oggi conosciuto come Ordine dei Cavalieri di Malta, gestiva una fitta rete di luoghi di accoglienza simili in tutta Europa. Qui a Genova la loro presenza era particolarmente significativa, nel luogo dove si connettevano tra loro le “vie di terra” (le strade di commercio e pellegrinaggio che uniscono l’Europa con Genova) e le “vie di mare”, le rotte che uniscono la città con l’intero Mediterraneo.

La chiesa si articola su due livelli: presenta al piano inferiore un impianto a tre navate voltate a crociera e nella parte superiore una superficie molto più ampia. Tutto fa pensare che la chiesa inferiore fosse quella dell'ospizio e dei pellegrini. La chiesa superiore era ad uso esclusivo dei cavalieri e venne aperta al pubblico solo nel 1731. L'impianto basilicale è coperto da una meravigliosa volta in pietra, una delle più vaste riscontrate in Europa. Tutto l'interno è in pietra squadrata: la semplicità del materiale era propria degli ordini religiosi più severi. Sulla navata centrale si affacciavano matronei praticabili con monofore ancora visibili oggi. Sull'ala destra del transetto è inserito il campanile, torre quadrata a tre piani. Presenta finestre decorate con colonnine in marmo bianco; la copertura, sempre in pietra è composta da cinque piramidi regolari. Nella chiesa inferiore, inoltre, sono conservati affreschi d’ascendenza bizantina, con particolari rappresentazioni di Serafini e di Santi diaconi.

La Commenda viene fondata nel XII secolo dall’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, che fu, poi, di Rodi e di Malta. Essa forniva assistenza prevalentemente ai pellegrini diretti a Gerusalemme, provenienti dall’Europa settentrionale ed orientale, prima dell’imbarco dal porto di Genova. Il muro di ponente e l'esterno della facciata sono originari e vi si vede il paramento antico e buona parte della prima arcata del portico a piano terreno che ricorda quelli di Sottoripa. Analogamente dal lato opposto si vede l'attacco con il pilastro del portico della chiesa che è in comune. Tutto il resto della facciata è frutto di una ricostruzione rinascimentale come dimostrano le proporzioni, gli elementi architettonici e un'iscrizione del 1508. Dal punto di vista architettonico la facciata della Commenda ha acquistato, col suo triplice ordine di logge, un'armonia in quel tempo ancora sconosciuta alle rudi costruzioni genovesi.

Dal Maggio 2022 la Commenda ospita il Museo Nazionale dell’Immigrazione.

Per info:

https://www.museomei.it/


https://www.visitgenoa.it/commenda-di-san-giovanni-di-pr%C3%A9-0

Guardando la Commenda, imbocchiamo sulla destra Via Prè. Dopo pochi metri sulla sinistra possiamo risalire brevemente per una visita alla chiesa superiore di S. Giovanni di Prè.

Torniamo nella sottostante via Prè che cominciamo a percorrere dirigendoci verso Est.

Scopri di più su Via Prè

Via Prè è caratterizzata da case medievali, addossate l'una all'altra, nel corso dei secoli sopraelevate dai tre o quattro piani originali fino a sette, causando anche problemi di staticità degli edifici. La strada percorre parallelamente al mare il tratto che va da Piazza della Commenda a Porta dei Vacca, tra un edificio e l'altro si aprono i caratteristici caruggi, che collegano via Prè con via Gramsci, a mare, e con Via Balbi, a monte. Via Prè fu, fino all’apertura di Via Balbi, l’unica via di uscita dalla città verso ponente, dunque arteria di primaria importanza, intensamente trafficata e cuore pulsante del borgo che andava sviluppandosi attorno ad essa.

A un passo dalla ripa, gli abitanti del borgo erano strettamente legati alle attività marinare, tanto che sui muri degli edifici si trovano ancora sostegni in ferro che servivano per appoggiare i remi.

In epoca recente, a partire dagli anni cinquanta del ‘900, la strada è stata luogo di insediamento dei migranti meridionali, (che si sono via via mescolati alle famiglie di lavoratori portuali ivi residenti), e successivamente degli immigrati provenienti da paesi extraeuropei, risultando oggi la via più multietnica della città e del suo centro storico.

All’altezza di piazza dello Statuto, occupata dal mercato rionale, si affaccia sulla via il muro di cinta dei giardini di Palazzo Reale (un tempo di proprietà della famiglia Balbi, in seguito dei Durazzo e poi Reggia dei Savoia) nel quale è incastonata una statua della Madonna Regina della città.

Procedendo in via Prè arriviamo nei pressi della piccola chiesa di San Sisto.

Scopri di più su San Sisto

Secondo una leggenda popolare una cappella dedicata al papa martire Sisto II sarebbe stata costruita già nel III secolo, quando era giunta a Genova la notizia del suo martirio; questo ipotetico primo luogo di culto sarebbe stato costruito nel luogo dove il santo era sbarcato durante il suo viaggio dalla Spagna a Roma assieme al diacono Lorenzo.

Il primo edificio di culto intitolato a Sisto II di cui si abbiano notizie documentate fu in realtà eretto tra il 1088 e il 1093 per commemorare la vittoria contro la flotta navale araba ad opera delle navi di Genova e Pisa; la chiesa fu intitolata al pontefice martire poiché lo scontro navale avvenne a Mahdia il 6 agosto del 1087, proprio nella ricorrenza di questo santo.

La chiesa fu costruita in riva al mare e via Prè le passava a monte ad una quota leggermente superiore.

Questo primo luogo di culto, in stile romanico, dal 1095 fu affidato dal papa Urbano II ai monaci benedettini della Sacra di San Michele, che vi rimasero fino al 1479, salvo un periodo dal 1217 al 1241; fino al 1564 la chiesa fu assegnata a commendatari, quindi passò al clero secolare genovese.

Nella chiesa c’è una cappella dedicata a Maria Bambina e ogni 8 Settembre, giorno della Natività della Madonna, dalla piccola chiesetta parte una devota processione per le vie del centro storico con la cassa che custodisce la statua di una piccola Maria ancora in fasce.

Nelle sale sopra la chiesa c’è un locale noto come Sala Regia. La Chiesa di San Sisto è infatti vicina a Palazzo Reale, ed era direttamente raggiungibile tramite un passaggio aereo che ancora esiste e che la collegava a Palazzo Reale. Il passaggio conduceva poi direttamente al Ponte Reale, ora non più esistente, che univa il Palazzo dei Savoia direttamente alla Darsena. Durante i loro soggiorni genovesi i Savoia accedevano con agio e comodità alla piccola stanza che si affaccia sul presbiterio e attraverso una piccola finestrella, potevano assistere alle messe e alle funzioni religiose.

Per info:

https://dearmissfletcher.com/2019/12/30/chiesa-di-san-sisto-alla-scoperta-della-sala-regia/
https://ceraunavoltagenova.blogspot.com/2020/03/san-sisto-e-la-madonna-bambina.html

Riprendiamo la nostra camminata in Via Prè e la percorriamo quasi fino al termine, girando a sinistra in Vico di Santa Fede. Ci inoltriamo nello stretto vicolo che poi si allarga in Piazza Vittime di Tutte le Mafie. Superiamo la piazzetta, camminiamo nel cortissimo Vico Nuovo e sbuchiamo in Piazza della Annunziata, dominata dalla Chiesa omonima e dal suo magnifico colonnato. Attraversiamo la parte iniziale della monumentale Via Balbi e ci portiamo nei pressi della Basilica della Santissima Annunziata del Vastato.

Scopri di più su Basilica della Santissima Annunziata del Vastato

La Basilica della Santissima Annunziata del Vastato è una delle chiese più importanti della città, rappresentativa dell'arte genovese del tardo manierismo e del primo barocco del XVII secolo.

Nel 1228 una comunità di frati umiliati lombardi costruì in questo luogo un convento e una chiesetta intitolata a Santa Maria del Prato.

Nel 1508 il convento e la chiesa furono assegnati ai frati francescani conventuali del Convento di San Francesco di Castelletto. I francescani iniziarono una nuova costruzione, più adatta alle loro necessità liturgiche.

I lavori iniziarono il 20 luglio 1520, quando fu posata la prima pietra. La chiesa fu costruita in stile tardo gotico per rispettare lo stile artistico della chiesa madre dell'Ordine Francescano, la Basilica di San Francesco d'Assisi.

Nel 1537 i Conventuali lasciarono la chiesa per tornare al Convento di San Francesco di Castelletto, e la chiesa passò ai Frati Francescani Osservanti, costretti a lasciare il Convento della Santissima Annunziata di Portoria.

Seguendo i dettami del Concilio di Trento, la basilica fu radicalmente trasformata a partire dal 1591. I lavori di ristrutturazione furono finanziati dalla ricca famiglia Lomellini. I Lomellini commissionarono a Taddeo Carlone i primi interventi architettonici: l'allungamento del presbiterio con la costruzione dell'abside e la sostituzione della lanterna con una cupola.

A partire dal 1615 il cantiere fu diretto da Giovanni Domenico Casella che realizzò la decorazione interna della chiesa con marmi, pietre, stucchi e ori, aiutato dai pittori Giovanni Carlone e Giovanni Battista Carlone.

La facciata neoclassica caratterizzata dal grandioso pronao a sei colonne in stile ionico fu realizzata nel 1867 su progetto di Carlo Barabino del 1834. Durante la Seconda guerra mondiale la chiesa fu gravemente danneggiata dai bombardamenti.

Il magnifico interno, luminoso e cromatico, è il più grandioso e più ricco della città, recuperato dai pesanti danni dell’ultimo conflitto e recentemente restaurato. È a croce latina con due ordini di cappelle laterali e costituisce la maggiore testimonianza della cultura tardo manierista genovese, dominato com’è dall’ampiezza delle dimensioni, dalla ricchezza dei marmi intarsiati, dagli stucchi dorati e dagli affreschi che illustrano il mistero dell’Annunciazione.

La regia decorativa (1615-1625) è di Domenico Scorticone e Giacomo Porta, mentre le figurazioni delle navate, del transetto e della cupola (1625-1638) sono dovute a Giovanni e G.B. Carlone, Domenico Fiasella, Andrea Ansaldo, Gioacchino Assereto e Giulio Benso, cioè i più importanti protagonisti di una scuola che ha introdotto Genova nelle maggiori vicende dell’arte italiana del Seicento.

Il programma iconografico delle opere è l'esaltazione della vita della Vergine, in particolare il dogma dell'Immacolata Concezione.

Sopra la porta della navata mediana, nella controfacciata, si trova l’Ultima Cena, grande tela di Giulio Cesare Procaccini, ai lati due Profeti di controversa attribuzione; nella volta della navata centrale, scene della Vita di Cristo: Epifania, Ingresso in Gerusalemme e Orazione nell’Orto, di Giovanni Carlone, e Risurrezione di G.B. Carlone.

Per info:

https://www.visitgenoa.it/basilica-della-santissima-annunziata-del-vastato

https://www.infogenova.info/le-chiese-dei-palazzi-dei-rolli/video/66-basilica-dell-annunziata-del-vastato

Dando le spalle alla Basilica andiamo verso sinistra, attraversiamo Via Polleri mediante strisce pedonali e ci portiamo nei pressi di un sottopasso pedonale che ci porta sul lato Sud di Piazza della Annunziata. Ora camminiamo verso Levante per un centinaio di metri, fino a incontrare sulla nostra destra Via Lomellini, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, che prendiamo in leggera discesa.

Via Lomellini è una delle vie più straordinarie di Genova. Prende il nome dalla famiglia Lomellini, che accumulò grandi ricchezze grazie ai propri commerci in terre straniere, dove aveva ampi possedimenti. Qui abitavano anche gli Adorno, altra importante famiglia nobiliare genovese. E qui visse anche, durante i primi anni di matrimonio, Santa Caterina Fieschi, insieme al marito Giuliano Adorno.

E infine qui nacque Giuseppe Mazzini, colui che in esilio lontano dalla sua Genova, usava vestirsi sempre di nero in segno di lutto, come aveva promesso di fare finché non fosse stata fatta l’Italia. La sua casa ospita il Museo del Risorgimento, dove si trovano preziosi manoscritti, quadri, divise delle Camicie Rosse ed armi, in un viaggio dentro l’epoca risorgimentale.

Circa a metà di Via Lomellini, sulla nostra destra troviamo la Chiesa Convento e l’Oratorio di San Filippo Neri.

Scopri di più su Convento e Oratorio di San Filippo Neri

La chiesa convento di San Filippo Neri è uno dei capolavori del barocco genovese, insieme all’adiacente oratorio.

La loro costruzione ebbe inizio nella seconda metà del 1600 per essere completato un secolo dopo. Gli interni sono decorati ad affresco, in un tardo-barocco genovese il cui linguaggio si esprime oltre che con l’affresco con gli intagli lignei e marmorei, un trionfo di stucchi dorati e dipinti. Tra le opere ricordiamo che la prospettiva e gli ornati sono opera di Antonio Maria Haffner. 

L’affresco della volta che raffigura “la Gloria di San Filippo Neri” è di Marcantonio Franceschini insieme ai dipinti a tempera posti sotto il cornicione rappresentanti la vita del Santo. Nelle cappelle sono da segnalare alcune opere: una Pietà lignea del Maragliano, alcune tele di Giacomo Boni, Domenico Piola e opere scultoree di Daniele Solari e Domenico Guidi.

L’Oratorio di San Filippo è una vera perla del rococò genovese. Lo spazio ellittico, perfettamente conservato, custodisce il capolavoro di Pierre Puget l’Immacolata, statua di candido marmo, avvolta dal luccichio delle dorature e dai bellissimi colori degli affreschi

Continuiamo a scendere in Via Lomellini fino ad arrivare in Piazza Fossatello, che abbandoniamo subito imboccando sulla sinistra la ripida e stretta Salita San Siro, che ci porta in breve sul piccolo piazzale antistante alla Chiesa di San Siro.

Scopri di più su San Siro

La Chiesa di San Siro, la prima Cattedrale di Genova, per la sua vicinanza alle calate interne del Porto Vecchio, è stata per 17 secoli il primo approdo religioso per un numero imprecisato di marinai e pellegrini che sono giunti via mare nel grande scalo genovese.

Al nome del santo è legata la leggenda del Basilisco, stando alla quale il vescovo genovese avrebbe snidato il mostro dal suo nascondiglio, situato in fondo al pozzo a lato della chiesa. A ricordare l’evento sono un bassorilievo medioevale murato tra le arcate di un portico duecentesco nello slargo dinanzi al lato meridionale della chiesa e all’interno, nel catino absidale, un affresco seicentesco di Giovanni Battista Carlone. Secondo le storie dell’epoca, a quei tempi a Genova c’era un grosso basilisco che si nascondeva in un pozzo collocato presumibilmente dalle parti di vico San Pietro della Porta. Il rettile terrorizzava i genovesi e appestava la città con il suo fiato, e per sconfiggerlo i cittadini si rivolsero a San Siro, il loro vescovo. Il santo si avvicinò al pozzo, vi calò un secchio e ordinò al rettile di entrarvi dentro. L’animale obbedì, e allora San Siro prese una barca, andrò in mare, e ordinò nuovamente al basilisco di tuffarsi e nuotare via. E così fu.

In vico San Pietro della Porta c’è tuttora una lapide, risalente al ‘500, che raffigura San Siro e il basilisco. L’iscrizione dice: «Qui si trova il pozzo dal quale il Beatissimo Siro, arcivescovo di Genova, fece uscire il terribile serpente di nome basilisco».

Per info:

https://www.raicultura.it/arte/articoli/2021/02/La-Basilica-di-San-Siro-82729fd5-1ef9-40be-a8b7-25bca6f4ab85.html

https://ceraunavoltagenova.blogspot.com/2019/03/la-chiesa-di-san-siro.html

https://www.ojeventi.it/alla-scoperta-della-basilica-di-san-siro-di-genova/

Giriamo a destra e camminiamo lungo il fianco sinistro della Chiesa, procedendo poi in leggera discesa. A metà della discesa, sulla sinistra troviamo un caratteristico archivolto dedicato a N.S della Guardia, all’interno del quale si trova una grande edicola con la Madonna e il Bambino.

Proseguiamo per pochi metri e ci immettiamo in Via San Luca, una delle vie principali del centro storico, piena di negozi e molto animata.

Camminiamo per circa un centinaio di metri in Via San Luca, ed arriviamo in Piazza San Luca dove si trova la chiesa omonima.

Scopri di più su San Luca

Le parrocchie gentilizie costituiscono un aspetto peculiare della storia di Genova. Oggi come allora la Chiesa di San Luca rappresenta l’esclusivo luogo di culto dei membri della Nobile Famiglia Spinola. Nel 1485 la chiesa è affidata in giuspatronato alle famiglie Spinola e Grimaldi da Innocenzo VIII. L’istituzione di Parrocchialità Gentilizia avviene in epoca imprecisata, anteriore rispetto alla bolla di Sisto V del 1589.

La Chiesa di San Luca fu fondata nel 1188 da Oberto Spinola, su un terreno di proprietà del genero Oberto Grimaldi. La facciata dell’edificio, riedificato nel XVII secolo, conserva ancora le caratteristiche della tipica chiesa genovese. La decorazione dell’interno fu affidata a Domenico Piola, un vero maestro della tecnica dell’affresco, e ad Anton Maria Haffner, celebre per i suoi dipinti a trompe-l’oeil.

L’Adorazione dei pastori, capolavoro di Giovanni Benedetto Castiglione, detto il Grechetto, e le due sculture di Filippo Parodi, l’Immacolata sull’altare maggiore e il Cristo deposto sono straordinari esempi di arte barocca. Si racconta che Domenico Piola abbia reso policroma quest’ultima opera per armonizzare architettura, pittura e decorazione.

Per info:

https://www.spinola.it/repertori/chiesa-di-san-luca-gli-affreschi/

https://fosca.unige.it/Chiesa%20di%20S.%20Luca

Guardando la facciata della Chiesa, prendiamo a sinistra in Vico San Luca e al temine, dopo aver incrociato Vico dietro il Coro di San Luca, prendiamo Vico della Posta Vecchia. Procediamo, superiamo Vico del Fornaro ed arriviamo in Piazza della Posta Vecchia.

Siamo nel cuore del centro storico, fra le zone delle Vigne e della Maddalena.

Qui in Piazza Posta Vecchia anticamente si trovavano gli uffici postali trasferiti qui nel ‘600 dalla zona di San Lorenzo, vicino alla Cattedrale. Nella via si trovano palazzi nobiliari cinquecenteschi intitolati a Bernardo e Giuseppe De Franchi e Paolo Giustiniani oltre a splendidi portali come il San Giorgio che uccide il drago del civ. 12, o al civ 16, il Trionfo degli Spinola. Al civ. n. 3 ha sede “A Compagna”, associazione genovese che da un secolo (fondata nel 1923) si occupa di mantenere vive lingua, cultura e tradizioni della nostra città.

Arrivati in fondo alla piazza, prendiamo a destra in discesa Vico delle Vigne che in breve ci porta in Piazza delle Vigne, dove si staglia la Basilica di Santa Maria delle Vigne.

Scopri di più su Basilica di Santa Maria delle Vigne

La Basilica di Santa Maria delle Vigne è una delle più antiche chiese di Genova. Situata fuori della primitiva cinta muraria di epoca carolingia, in quello che oggi è il cuore del centro storico, a breve distanza dall’allora cattedrale di San Siro e dal rio Soziglia.

Pochi anni prima dell’anno Mille fu costruita la chiesa, chiamata “Santa Maria delle Vigne” perché situata al centro di una zona esterna alle mura coltivata a vigneti (extra muros Janue apud rivum Suxilie ubi erant vinee). La chiesa attuale fu fondata intorno al 980 da Oberto Visconti e Guido di Carmandino. Fu più volte rimaneggiata a partire dal XIII secolo, periodo al quale risale l’originario tetto a capriate ancora esistente sopra la volta seicentesca della navata centrale. Le prime significative modifiche all’originario complesso romanico si ebbero a partire dal 1585, quando su iniziativa della famiglia Grillo, venne deciso l’ampliamento della zona absidale fino all’area del cimitero retrostante. La trasformazione barocca della chiesa avvenne dopo il 1640 per mano dell’architetto e scultore ticinese Daniele Casella. Tra le moltissime opere d’arte custodite all’interno: tre scomparti di polittici del ‘400; “Annunciazione” di Andrea Carlone; “San Michele” di Gregorio De Ferrari (1680 c.); nel catino absidale, “Immacolata” di Domenico Piola, autore anche di due tele con il “Trionfo della Croce” (1690 c.) e la “Visione di San Giovanni”; un gruppo scultoreo composto dalla Crocifissione con la Madonna e San Giovanni Evangelista opera eccelsa del Maragliano.

Nella prima metà dell'XI secolo fu edificato il chiostro, articolato su due piani attorno ad un cortile quadrangolare di 17 metri per 13. Separato dalla chiesa, vi si accede dalla strada che la separa dal campanile, ma esiste anche un passaggio sopraelevato che lo collega direttamente alla chiesa attraverso la base del campanile. Sul cortile si affacciano le abitazioni dei canonici. Pur modificato nel tempo, ha conservato lo stile romanico ligure arcaico, ben evidenziato dalle robuste e tozze colonne in pietra nera e dai capitelli di forma cubica, nonché, sul lato affacciato sulla via, da una serie di archi a tutto sesto incorporati nello spessore dei muri, forse in origine tombe ad arcosolio.

Proprio in questo chiostro, nel 1913 le “liguri gioiose” di Mario Mazza fondarono lo scautismo cattolico italiano dando vita all’ASCI.

Per info:

https://www.infogenova.info/conoscigenova/chiese-e/33-basilica-delle-vigne

https://fosca.unige.it/Chiesa%20di%20S.%20Maria%20delle%20Vigne

Abbandoniamo Piazza delle Vigne e, la chiesa alla nostra sinistra, andiamo verso destra verso il settore inferiore di Vico delle Vigne. Lo percorriamo per pochi metri e poi giriamo a destra in uno stretto vicoletto che ci porta in Piazza dell’Amor Perfetto, da dove tramite Vico dell’Amor Perfetto arriviamo nella affollatissima Via degli Orefici.

È una delle vie principali del centro storico di Genova e, grazie ai molti negozi e bistrot presenti, anche una delle più frequentate da genovesi e turisti. Come buona parte delle strade di Genova, anche Via degli Orefici, prende il nome dall’attività che un tempo era prevalentemente esercitata nella strada stessa.

Lo statuto della corporazione “l’arte dei fabbri orefici” risale al 24 febbraio 1248 e venne deliberato nella chiesa di Santa Maria delle Vigne ma la tradizione degli orefici nella zona di Campetto è ancora precedente. Infatti già a quell’epoca si parlava di “botteghe antichissime” nell’atto con cui Guglielmo Doria vendette quattro case con quattro botteghe poste in Genova “Campetu fabrorum". Da notare che ancora oggi nella zona sono presenti molti laboratori di oreficeria.

Di particolare interesse risultano essere alcuni “sovrapporta”, su tutti il bassorilievo quattrocentesco raffigurante l'Adorazione dei Magi (civico 47) e la copia di un'immagine votiva commissionata della corporazione degli orafi e realizzata dal giovane pittore Pellegro Piola nel 1640 (angolo Via degli Orefici  - Piazza Campetto).

Percorriamo Via degli Orefici in direzione del porto, e in circa 150 metri arriviamo nel vero cuore del centro storico, Piazza Banchi.

Scopri di più su Piazza Banchi e San Pietro in Banchi

Nel cuore del Centro Storico di Genova, Piazza Banchi è un importante zona commerciale sin dal 1186 per via dei mercati e degli scambi che vi si svolgevano.

l nome della piazza deriva dai banchi su cui lavoravano i notai, che prendevano in affitto gli “scagni” al piano strada dei palazzi nobiliari, in quello che era il cuore della finanza. Ecco come nasce la parola “bancarotta”: al notaio che falliva veniva imposto di rompere il banco, un atto fortemente simbolico per la fine della sua attività.

Nel 1855 divenne sede della prima Borsa Merci italiana, sita nella Loggia dei Mercanti, importante edificio storico ancora presente nella piazza insieme alla Chiesa di S. Pietro in Banchi.

La conversione delle attività da mercantili a finanziarie, utili per capire la natura di quest’area e la ricchezza di chi la abitava – i Di Negro, i Pallavicino, tra gli altri – ha inizio nel Cinquecento quando i regnanti di Spagna (Carlo V prima e Filippo II poi) hanno bisogno del denaro dei genovesi, i quali fornivano anche le navi per trasportare dalla Spagna i soldati per combattere nei territori che l’impero voleva annettere, in particolare nelle Fiandre. Ma la quantità di argento scaricato sui moli e destinato a vari finanzieri ha, nel cosiddetto “secolo d’oro dei Genovesi”, dalla metà del Cinquecento alla metà dei Seicento, proporzioni smisurate. Si dice che quel metallo prezioso veniva dalle Americhe, passava per la Spagna e “moriva” a Genova!

Caratteristica della piazza sono il coloratissimo chiosco dei fiori e i banchetti di vinili e libri usati, proprio qui, dove nel medioevo si bruciavano i libri "pericolosi".

A destra della Loggia, la Chiesa di San Pietro in Banchi, esempio unico di edificio religioso situato sopra ad esercizi commerciali in una curiosa commistione fra sacro e profano. Il perché di questa soluzione più unica che rara, ci rimanda alla storia della costruzione.

Sul sito della chiesa che possiamo ammirare oggi, ne esisteva un’altra, antichissima (fu costruita molto prima dell’anno Mille: pare nel 972) che era detta San Pietro della Porta, e il cui ricordo permane oggi in una via che si chiama proprio “via di San Pietro della Porta”. Proprio nella piazza dove oggi sorge la chiesa si trovava infatti una delle antiche porte di accesso alla città, e la chiesa di San Pietro della Porta, data la sua vicinanza al porto, era quella dove si fermavano tutti coloro che giungevano a Genova per mare.

Tuttavia, nel 1398, uno scontro tra diverse fazioni politiche condusse alla distruzione della chiesa, che andò in rovina durante un incendio. Due secoli più tardi, nel 1572, alla fine di una pestilenza che aveva flagellato la città, si decise di ricostruirla: la costruzione fu completata otto anni dopo. Ci troviamo nel periodo di massima fioritura dell’economia della Repubblica di Genova: parte della costruzione però dovette autofinanziarsi. Fu così che si ideò di completare la chiesa con i fondi ricavati dall’affitto delle botteghe che furono aperte nei locali ricavati all’interno del basamento su cui sorgeva la chiesa stessa. L’idea ebbe successo, le botteghe furono affittate e la chiesa poté essere completata! I genovesi mostrarono quindi una modernità non indifferente, e ancora oggi i locali del basamento sono adibiti ad attività commerciali.

Per info:

https://www.centrobanchi.it/la-chiesa-di-banchi-genova/

https://www.infogenova.info/chiese-e/31-san-pietro-in-banchi

https://www.marenostrumrapallo.it/ban/

Da Piazza Bianchi procediamo passando alla sinistra della Chiesa di San Pietro, lungo Via di Canneto il Curto. Anche questa via, dove si alternano palazzi nobiliari a palazzi più modesti, è animatissima, piena di negozi e di forni dove potrete gustare la famosa focaccia genovese, oltre a tantissime altre prelibatezze.

Scopri di più su Il sestiere del Molo

Siamo ormai nella parte più antica della città, nel sestiere del Molo, uno dei quattro che insieme ai sestieri di Pre, Maddalena e Portoria si trovavano all’interno della cinta delle mura antiche della città.

L’urbanistica originaria del luogo risale all’epoca romana, dimostrato oltre che dall’impianto regolare della pianta, dai ritrovamenti archeologici che ascrivono la zona al III sec. a.C., dal fatto che negli edifici si trovino inglobate preesistenze attribuibili a quel periodo e che le stratificazioni presentino fortificazioni addirittura preromane. Lo storico latino Tito Livio fornisce una preziosa testimonianza riguardo l’oppidum di Castello quando riporta l’ordine di ricostruzione della città dopo la distruzione operata da Magone, fratello di Annibale, nel 205 a.C.

La collina di Castello era sede del castrum a tre torri, centro e roccaforte difensiva del nucleo primitivo di Genova, impresso per lungo tempo sulle monete d’oro genovesi. Quando il longobardo Rotari conquistò la città intorno al 650, provvide a sistemare e rinforzare il castrum; suo figlio Ariberto, alcuni anni dopo, pare facesse erigere all’interno delle mura del Castello un primo tempio dedicato a S. Maria (il primo della città), corrispondente all’area della sacrestia dell’attuale chiesa. Su questo nucleo primario venne poi sviluppato il complesso di S. Maria di Castello, che incontreremo più avanti sul nostro percorso.

Andiamo avanti, incrociamo e attraversiamo Via San Lorenzo e proseguiamo in Canneto il Curto fino ad arrivare a Piazza San Giorgio.  sulla quale si affacciano, una perpendicolare all’altra, la Chiesa di San Giorgio e la Chiesa di San Torpete.

La zona era anticamente denominata Forum Sanctii Georgii, luogo di incontro e mercato fin da epoca romana e bizantina, lungo la via di congiunzione tra il porto e il castrum. Qui risulta insediata fin da tempi remoti l’antichissima famiglia genovese Cattaneo della Volta, che vi possedeva palazzi e terreni (Vico Cattaneo, Piazza Cattaneo); la sua importanza è illustrata anche dal fatto che uno dei ponti del Molo prendesse nome proprio da essa (ponte dei Cattanei).

Nel XII secolo nelle adiacenze della piazza si trovavano diverse dimore nobiliari con relative torri (demolite nel corso del tempo eccetto la torre degli Alberici, inglobata nel campanile della chiesa di San Giorgio).

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La Chiesa di San Giorgio ha antichissime origini e si suppone che questo luogo sacro fosse intitolato al santo della Cappadocia fin dalla sua fondazione, avvenuta appena il culto di San Giorgio era giunto a Genova con la milizia bizantina di cui era protettore.

La pianta ottagonale e lo stile neoclassico di metà dell’Ottocento degli esterni, con l’ampia e morbida facciata curva e il gioco elegante delle decorazioni in stucco bianco su fondo verde pastello, crea un bel contrasto con l’angusta profondità dei caruggi. Tra le ricche decorazioni, gli affreschi e le tele di importanti pittori genovesi e non, come Domenico Piola, Luca Cambiaso (Martirio di San Giorgio), Claudio Cohelo, Santo Panario e Domenico Guidobono.

Gaius Silvius Torpetius in un secondo tempo detto “Torpete” e per i francesi Tropez, fu un cortigiano dell’imperatore Nerone, convertitosi al cristianesimo che morì martire per decapitazione nel primo secolo dopo Cristo. Il culto per questo santo fu importato a Genova da mercanti pisani che possedevano una loggia vicino al luogo dove nel XII secolo fu edificato un tempio a lui dedicato.

La chiesa di San Torpete fu costruita originariamente con pietre squadrate secondo lo stile lombardo. L’edificio fu poi ricostruito completamente a causa della sua distruzione avvenuta a seguito del bombardamento dei vascelli francesi del re Sole nel 1684. La nuova chiesa fu realizzata nel 1730-33 su progetto di Giovanni Antonio Ricca il Giovane e divenne chiesa gentilizia della potente famiglia Cattaneo.

Ci inoltriamo in Via della Grazie, sul lato destro della Chiesa di San Torpete, e procediamo con leggeri saliscendi fino all’archivolto delle Grazie, sotto il quale dobbiamo passare girando a sinistra in lieve salita, per poi girare subito a destra procedendo di nuovo su Via delle Grazie fino ad arrivare a Piazza delle Grazie dove si trova il Santuario di N.S. delle Grazie al Molo.

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La Chiesa di San Giorgio ha antichissime origini e si suppone che questo luogo sacro fosse intitolato al santo della Cappadocia fin dalla sua fondazione, avvenuta appena il culto di San Giorgio era giunto a Genova con la milizia bizantina di cui era protettore.

La pianta ottagonale e lo stile neoclassico di metà dell’Ottocento degli esterni, con l’ampia e morbida facciata curva e il gioco elegante delle decorazioni in stucco bianco su fondo verde pastello, crea un bel contrasto con l’angusta profondità dei caruggi. Tra le ricche decorazioni, gli affreschi e le tele di importanti pittori genovesi e non, come Domenico Piola, Luca Cambiaso (Martirio di San Giorgio), Claudio Cohelo, Santo Panario e Domenico Guidobono.

Gaius Silvius Torpetius in un secondo tempo detto “Torpete” e per i francesi Tropez, fu un cortigiano dell’imperatore Nerone, convertitosi al cristianesimo che morì martire per decapitazione nel primo secolo dopo Cristo. Il culto per questo santo fu importato a Genova da mercanti pisani che possedevano una loggia vicino al luogo dove nel XII secolo fu edificato un tempio a lui dedicato.

La chiesa di San Torpete fu costruita originariamente con pietre squadrate secondo lo stile lombardo. L’edificio fu poi ricostruito completamente a causa della sua distruzione avvenuta a seguito del bombardamento dei vascelli francesi del re Sole nel 1684. La nuova chiesa fu realizzata nel 1730-33 su progetto di Giovanni Antonio Ricca il Giovane e divenne chiesa gentilizia della potente famiglia Cattaneo.

Saliamo brevemente in Via delle Grazie, fino ad arrivare allo slargo di Piazza di San Giacomo della Marina. Facciamo qui una piccola digressione, scendendo sulla destra per una cinquantina di metri, fino ad arrivare all’Oratorio di San Giacomo della Marina, importante perché nel medioevo tappa per i pellegrini che si recavano a Santiago di Compostela.

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L’Oratorio di San Giacomo della Marina fu edificato nel 1400 da alcuni religiosi che abbandonarono la Casaccia dei Santi Giacomo e Leonardo di Prè per riunirsi in una nuova confraternita situata sulle mura cittadine, in quel tratto lambito dal mare fino alla fine dell’Ottocento. Dell’originario edificio in stile romanico non rimane più traccia, essendo stato completamente ricostruito in stile barocco nella prima metà del Seicento.  Negli spazi delimitati dalle lesene e nel presbiterio furono inseriti dodici grandi quadri dei migliori artisti liguri dell’epoca.

Per info: https://fosca.unige.it/Oratorio%20di%20S.%20Giacomo%20della%20Marina

https://dearmissfletcher.com/2019/02/11/loratorio-di-san-giacomo-della-marina/

Torniamo sui nostri passi in Piazza di San Giacomo della Marina, e di fronte a noi prendiamo Salita Santa Maria di Castello, che in un centinaio di metri di salita ci porta nella piazza prospicente alla chiesa omonima.

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Il complesso conventuale di Santa Maria di Castello, a ridosso della zona portuale del Molo, sulla collina di Castello, occupa la sommità di un’area collinare di antichissimo insediamento: la presenza stratificata di fortificazioni preromane, romane e bizantine, fino all’edificazione, fra i secoli IX e X, del palazzo vescovile, connotò quest’area come sede del potere militare e religioso. 

La chiesa fu fondata nel 658 da Ariperto, sovrano longobardo, anche se il primo documento noto testimonia che l’esistenza dell’edificio risale al 1049. La chiesa attraversò svariate vicissitudini nel corso dei secoli e ampliò progressivamente il suo patrimonio artistico.

A partire dal 1442 fu affidata ai frati Domenicani che ne modificano la struttura aggiungendo il complesso conventuale e ampliando alcuni ambienti. La facciata della chiesa e il campanile testimoniano l’architettura romanica, che a Genova assume il linguaggio portato dai maestri antelamici, costruttori e intagliatori di pietre provenienti dalla Lombardia.

Sulle volte e nelle cappelle laterali si può scoprire una preziosa serie di dipinti e affreschi di artisti di scuola genovese e non solo: Bernardo Castello, Aurelio Lomi, Grechetto, Giovanni Mazone, Domenico Piola, Luciano Borzone, Giovanni e Giovan Battista Carlone, Andrea Semino, Giovan Battista Paggi. Nel primo chiostro affrescato si può ammirare l’Annunciazione, capolavoro della pittura rinascimentale dipinto nel 1451 da Giusto da Ravensburg.

Per info:

https://www.visitgenoa.it/chiesa-e-convento-di-santa-maria-di-castello

https://www.santamariadicastello.it/

https://www.raicultura.it/arte/articoli/2021/02/La-Chiesa-di-Santa-Maria-di-Castello-6d9b4cc0-6dcc-48c2-ba50-8ee888831bd8.html

https://ceraunavoltagenova.blogspot.com/2020/03/santa-maria-di-castello.html

https://www.youtube.com/watch?v=g1Y8tnFr-UI

https://www.youtube.com/watch?v=ilc917AvJK4

A Santa Maria di Castello è possibile ottenere il Testimonium Ianuae,

Orari 10.00 - 13.00. e 15.00 - 18.00 tutti i giorni.

Domenica chiusura visite dalle 11.00 alle 12.00 per la Santa Messa.

È comunque possibile ottenere il Testimonium Ianuae nella Cattedrale di San Lorenzo, al termine del Cammino.

Superiamo Santa Maria di Castello salendo sulla sinistra, prendendo la via omonima che sale prima decisamente ma poi continua con moderata pendenza risalendo dolcemente la collina di Castello-Sarzano.

Dopo un centinaio di metri, possiamo notare sulla nostra destra le rovine di Santa Maria in Passione che fu costruita sulla collina di Castello nel XVI secolo su un precedente edificio degli Embriaci risalente al XIII secolo.

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I bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale la distrussero quasi completamente, lasciando però intatto il campanile e la parte della facciata che possiamo ancora ammirare oggi. Fu distrutto anche il patrimonio artistico che la chiesa custodiva e del quale ci sono rimaste le testimonianze fotografiche conservate dal Comune di Genova

La zona di Castello, una delle più interessanti dal punto di vista archeologico, è il più antico insediamento di Genova ed è stata oggetto di diversi interventi di recupero eseguiti nella seconda metà del secolo scorso. Interventi che, dopo decenni di abbandono, videro anche la costruzione della nuova Facoltà di Architettura sul sito dell'ex convento di San Silvestro, della Fondazione Niccolò Paganini e della sede dell'Osservatorio Urbano Permanente.

Dal 5 ottobre 2014 è aperta al pubblico la Libera Collina di Castello, un nuovo Parco culturale urbano nel sito archeologico di Santa Maria in Passione.

Per info:

https://ceraunavoltagenova.blogspot.com/2017/04/la-passione-di-santa-maria-in-passione.html

https://www.amezena.net/chiese-e-santuari/santa-maria-in-passione/

https://www.fotovagabonde.it/chiesa-di-santa-maria-in-passione-genova/

Camminiamo in piano sempre dritti, fino ad arrivare ad una breve discesina che svolta prima a destra e poi a sinistra, facendoci passare sotto un porticato che ci immette in Via di Santa Croce. Giriamo a sinistra ed arriviamo in pochi metri in Piazza Santa Croce, da dove proseguendo sempre dritti arriviamo nella grande Piazza di Sarzano.

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Di fronte a noi domina la piazza la grande ex chiesa sconsacrata di San Salvatore, che oggi ospita l’Aula Magna della Facoltà di Architettura dell’Università di Genova.

Per info sulla sua storia:

https://fosca.unige.it/Ex%20chiesa%20di%20San%20Salvatore%2C%20Aula%20Magna%20Facolt%C3%A0%20di%20Architettura

Appena entrati nella piazza, possiamo fare un breve digressione, scendendo sulla destra per visitare l’Oratorio di Sant’Antonio abate alla Marina e San Giacomo delle Fucine.

Scopri di più su Oratorio di Sant’Antonio Abate alla Marina e San Giacomo delle Fucine

L’oratorio (detto anche “di Sarzano”), posto sulle mura della Marina, sul fronte a mare del colle di Sarzano, a fianco della ex chiesa di San Salvatore, risale al primo decennio del Seicento; fu edificato come sede della omonima “casaccia” (confraternita), costituita nel 1460 presso la scomparsa chiesa di S. Domenico. Si arricchì, soprattutto nel Seicento, di un’importante quadreria.

Nel 1684 venne gravemente danneggiato dal bombardamento navale francese e fu restaurato a partire dal 1706. Nel 1777 ben venti “Compagnie” risultavano aggregate alla casaccia che faceva capo all’oratorio.

Soppresso come tutti gli oratori nel 1811, durante il periodo napoleonico, fu riaperto al culto il 22 settembre 1816; nel 1828 subì un profondo restauro, su progetto di Carlo Barabino, con la collaborazione dello scultore Ignazio Peschiera, e il 17 aprile 1836, privilegio insolito per un oratorio, fu consacrato dall’arcivescovo Placido Maria Tadini.

Nell’ultimo dopoguerra, pur continuando ad ospitare la confraternita di Sant’Antonio abate, divenne sede della parrocchia del SS. Salvatore e S. Croce, che aveva perso per i bombardamenti il suo principale luogo di culto.

Appena entrati nella piazza, possiamo fare un breve digressione, scendendo sulla destra per visitare l’Oratorio di Sant’Antonio abate alla Marina e San Giacomo delle Fucine.

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Stradone Sant’Agostino era in origine percorso delle processioni rituali delle Casacce (confraternite degli oratori). Sulla destra dello stradone si sviluppa la zona del monastero e della chiesa di San Silvestro (XVII° Secolo) dove da alcuni scavi archeologici è emersa una documentazione stratigrafica dal VI° Secolo a.C. in poi.

Su Piazza Negri si affaccia la chiesa gotica sconsacrata di Sant'Agostino (1260), dove fu eletto nel 1339 il primo Doge di Genova, Simon Boccanegra. In questa piccola piazza si svilupparono le corporazioni dei setaioli, dei lanternai, dei tintori, dei berrettieri. Oggi nella piazza si trova il Teatro della Tosse.

Per info: https://www.museidigenova.it/it/museo-di-santagostino

Continuiamo a scendere lungo Stradone Sant’Agostino e al suo termine arriviamo contro la parete laterale sinistra della Chiesa di San Donato. La fiancheggiamo e ci portiamo davanti all’entrata della Chiesa stessa.

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Le prime attestazioni documentate della chiesa, dedicata sin dalle origini al vescovo martire aretino, risalgono all'XI secolo, ma si ritiene che la chiesa primitiva fosse stata edificata in epoca assai più antica, probabilmente nel VII secolo, anche se nulla resta di questo primo luogo di culto.

L'attuale edificio, costruito all'inizio del XII secolo ed ampliato nella seconda metà dello stesso secolo, rappresenta l'esempio più significativo del romanico genovese.

È attestato che nel 1160 fosse già parrocchiale e sede di un collegio di canonici; fu consacrata nel 1189 dall'arcivescovo Bonifacio, che era stato in precedenza prevosto in San Donato.

La struttura esterna della chiesa non subì significative modifiche nel corso dei secoli, anche se alcuni interventi di riparazione dopo i danni causati dal bombardamento navale francese del 1684 finirono per alterare parzialmente la costruzione originaria, in particolare la zona absidale.

Verso la metà del XIX secolo vennero eseguiti alcuni interventi ad opera di Michele Canzio, ma solo verso la fine del secolo l'edificio fu sottoposto a sistematici restauri da Alfredo D'Andrade, condotti in due fasi tra il 1888 e il 1895.

L'architetto D'Andrade, secondo il gusto dell'epoca, non si limitò ad un restauro conservativo, ma apportò anche alcune modifiche (come l'aggiunta di un terzo ordine di bifore alla torre nolare). Il 4 dicembre 1892, alla conclusione della prima fase dei restauri, la chiesa fu nuovamente consacrata dall'arcivescovo Tommaso Reggio.

La copertura della navata centrale è stata rifatta con capriate lignee a vista, dopo che quella settecentesca in muratura era stata distrutta durante la seconda guerra mondiale dai bombardamenti del 22 ottobre e 6 novembre 1942 e del 4 settembre 1944, che causarono danni anche alla zona absidale, provocati dal crollo di edifici vicini, tra i quali l'oratorio della Morte e Misericordia, andato completamente distrutto.

I lavori di restauro eseguiti dal 1946 al 1951 oltre alla riparazione dei danni dovuti ai bombardamenti hanno anche ripristinato l'originario stile romanico, eliminando le sovrastrutture accumulate nel corso degli anni.

Per info:

https://dearmissfletcher.com/2021/10/05/chiesa-di-san-donato-la-madonna-con-il-bambino/

https://fosca.unige.it/Chiesa%20di%20San%20Donato

https://www.fotovagabonde.it/chiesa-di-san-donato-genova/

https://genovasifaesirifa.wordpress.com/2017/07/04/la-chiesa-di-san-donato-e-il-fantasma-vestito-di-rosso/

Siamo quasi giunti al termine del nostro Cammino. Percorriamo Via San Donato e arriviamo ad un bivio con Via dei Giustiniani. La tralasciamo e continuiamo diritti in Salita Pollaiuoli. Incrociamo ed attraversiamo Via di Canneto il Lungo, proseguendo sempre in Salita Pollaiuoli che in un centinaio di metri ci fa sbucare nella grande Piazza Matteotti.

Di fronte a noi il maestoso e magnifico Palazzo Ducale, mentre alla nostra destra si staglia la gigantesca sagoma della Chiesa dei Santi Ambrogio e Andrea, nota anche come Chiesa del Gesù.

Scopri di più sulla Chiesa del Gesù e Palazzo Ducale

La Chiesa del Gesù, eretta tra la fine del cinquecento e l’inizio del seicento è la più importante testimonianza della presenza a Genova della Compagnia del Gesù. Costruita su progetto di Giuseppe Valeriano, pittore, architetto e padre gesuita, la chiesa è intitolata al Santo Ambrogio vescovo di Milano, rifugiatosi a Genova dopo l’invasione dei Longobardi di Re Alboino, dal 569 al 645.

La struttura della chiesa fu finanziata da Marcello Pallavicino figlio di Agostino e Maddalena Spinola. Rappresenta un prestigioso esempio di barocco genovese, con affreschi dei fratelli Giovanni e Giovan Battista Carlone e capolavori come la Circoncisione e il Miracolo di Sant’Ignazio di Peter Paul Rubens e l’Assunzione di Guido Reni. Le decorazioni della Chiesa comprendono un ciclo di affreschi di importanti pittori della scuola genovese e non solo. Tra questi: Domenico Piola, Domenico Fiasella, Valerio e Bernardo Castello, Giovanni Andrea e Lorenzo De Ferrari, Domenico Scorticone, Andrea Pozzo e Simon Vouet.

Per info sulla Chiesa del Gesù:

https://www.chiesagesugenova.org/

https://www.amezena.net/chiese-e-santuari/la-chiesa-del-gesu/

https://fosca.unige.it/chiesa%20del%20Ges%C3%B9

Per info su Palazzo Ducale:

https://palazzoducale.genova.it/

https://fosca.unige.it/Palazzo%20Ducale

Abbandoniamo Piazza Matteotti scendendo lungo la animatissima via San Lorenzo, che costeggia il fianco sinistro della Cattedrale di San Lorenzo, dove termina finalmente il nostro Cammino. In breve arriviamo in Piazza San Lorenzo da dove possiamo ammirare la meravigliosa facciata della Cattedrale.

Presentando la Credenziale del Cammino, possiamo ritirare qui il Testimonium Ianuae (in caso non lo avessimo già ritirato presso Santa Maria di Castello), presso il Museo del Tesoro che si trova all’interno della Cattedrale.

https://www.museidigenova.it/it/museo-del-tesoro

Orari Museo del Tesoro: da Lunedi al Sabato 9-12, 15:18, domenica chiuso.

Scopri di più sulla Cattedrale di San Lorenzo

Innumerevoli sono i siti dove potrete trovare informazioni sulla Cattedrale di San Lorenzo, nel seguito ne indichiamo solo alcuni:

https://fosca.unige.it/Cattedrale%20di%20San%20Lorenzo

https://www.torrisanlorenzogenova.it/#home

https://www.youtube.com/watch?v=8eShGQKvJGw

https://www.youtube.com/watch?v=lfWMo_IeS64

A fianco della Cattedrale inoltre potrete visitare il meraviglioso Museo Diocesano

https://www.museodiocesanogenova.it/


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